sabato 31 dicembre 2022

Buon anno.

 Bon annu a tutti.

mercoledì 28 dicembre 2022

Natale.

 Natale è na festa tutta speciale

Te sienti chiù buonu 

Te sienti chiù riccu,

C' è  n'aria  duce,

 n'aria de pace.

Te vene voglia de vasi, d'abbrazzi,

Te vene voglia de dire:

Volimuce bene, simu tutti cristiani,

Spartimuce u pane 

Spartimuce u suonnu.

Ma passatu Natale

Torna tuttu normale.

martedì 27 dicembre 2022

ragare

 ragare: portare


iu ragu  tu raghi  iddru/a raga

nue ragamu  vue ragati iddri/e ràganu

lunedì 26 dicembre 2022

Espressioni dialettali.

  All'anche all'aria;  con le gambe all'aria.

domenica 25 dicembre 2022

Il fuoco!

Conflenti - 24 dicembre 2022- L’accensione del fuoco nei camini delle case la sera di Natale 


Momenti di ricordi tra sogni, realtà e fantasia a Conflenti.


L’accensione del fuoco nei camini delle case la sera di natale comportava accurati rituali connessi ad antiche credenze. Al fuoco si poneva un grosso ceppo che rappresentava il capo famiglia, perciò doveva deporlo con le sue mani. Questo ceppo si doveva spegnere per consunzione; se malauguratamente si spegneva, nonostante la sua notevole grandezza, pronosticava la morte del capo di casa entro l’anno. I pezzi di legna messi attorno, uno per ogni membro della famiglia, erano più piccoli e ognuno doveva posizionare il proprio da sé. Questa simbologia è molto eloquente per i valori connessi al ceppo e agli alberi. 

Per illuminare le scale, si improvvisavano lucerne con gusci di noci riempiti d’olio e con uno stoppino fatto con materiale vegetale (rroba ‘e cannitu) o con uno straccetto; era tipico lo scricchiolio prodotto da tali lucerne; altro materiale per illuminare era ‘a deda, solitamente posta sull’uscio di casa sia per fare luce ai visitatori sia per devozione. 

Vittoria Butera

 Natale è  nu juornu speciale.

 Cantamu, ballamu,  ch'è   natu Gesù. 

Buon Natale!

 Buon Natale a tutti!

venerdì 23 dicembre 2022

giovedì 22 dicembre 2022

Proverbi

 A femmina de razza, a cinquant'anni mbrazza.

mercoledì 21 dicembre 2022

Incontri d'Otre.

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Conflenti - Zampognari e suonatori da numerose regioni d’Italia si incontreranno nel piccolo centro del Reventino il 28 dicembre. Un evento speciale, unico nel Sud Italia, che vedrà protagonisti zampognari, suonatori e appassionati provenienti da diverse regioni d’Italia che si incontreranno per le strade di Conflenti, borgo dell’entroterra calabrese da sempre custode di un patrimonio di musica tradizionale inestimabile, per una giornata evento dedicata alla musica e alla convivialità. Arriva “Incontri d’Otre”, l’iniziativa invernale promossa da Felici & Conflenti che mercoledì 28 dicembre animerà le vie del piccolo centro della Valle del Savuto, riconfermando Conflenti come un punto di riferimento per la promozione, la trasmissione e la valorizzazione del patrimonio coreutico-musicale del Sud Italia.

“Siamo molto felici di poter ospitare un evento di tale portata – ha commentato la presidente di Felici & Conflenti Antonella Stranges – che farà incontrare nel nostro borgo suonatori e appassionati da tutta Italia. Come associazione da anni siamo impegnati nella promozione e nell’organizzazione di occasioni di incontro e condivisione della cultura coreutica e musicale dell’area del Reventino e questo evento prova ancora una volta come Conflenti abbia una posizione importante nella tradizione musicale dell’intero Sud Italia”.

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Numerosi gli ospiti che prenderanno parte a questa speciale giornata evento: dal Lazio arriveranno le ciaramelle di Amatrice e i poeti a braccio, con Andrea Delle Monache, Dante Valentini e Franco Moriconi, e “le zampogne in Ciociaria, canti di festa e di devozione” con Dino Dell'Unto e Vincenzo Lucarelli; presenti anche le zampogne di Alessandria del Carretto con Paolo NapoliRocco Adduci Antonio Arvia e Pino Salomone. Immancabile la presenza della tradizione musicale calabrese grazie all’Associazione Zampognari Cardeto, e i padroni di casa Christian Ferlaino, direttore scientifico di Felici & Conflenti, Mimmo Morello e Giuseppe Muraca; a rappresentare la Basilicata ci saranno invece le zampogne di Terranova del Pollino con Pino Salamone, mentre dalla Campania arrivano i Kiepò, compagnia di musica popolare composta da Antonio Cortazzo, Tommaso Sollazzo, Nicola Cortazzo Aniello Tancredi; musica e tradizioni anche dalla Sicilia con la zampogna di Monreale di Salvatore e Pietro Orlando.

L’evento prenderà il via la mattina con una passeggiata musicale per le strade di Conflenti, alla quale seguirà un pranzo sociale in compagnia dei numerosi suonatori ospiti. A partire dalle 18 gli zampognari si esibiranno nella suggestiva cornice della Basilica Santuario Maria SS. delle Grazie della Quercia di Visora. Seguirà la strina della tradizione locale per le vie del paese e una grande festa in pieno stile Felici & Conflenti, arricchita dalla degustazione enogastronomica delle pietanze della tradizione locale.

Preparativi per Natale.

 Conflenti - 21 dicembre 2022- Sin dall’estate s’incominciava a seccare la frutta e a fare provviste speciali da consumare la sera di Natale.


Momenti di ricordi tra sogni, realtà e fantasia a Conflenti.


Sin dall’estate s’incominciava a seccare la frutta e a fare provviste speciali da consumare la sera di Natale, quando secondo la tradizione bisognava mettere in tavola un numero determinato di alimenti. Il numero variava da un paese all’atro: sette, tredici, o nove; comunque si diceva “la cena delle nove cose”. Il giorno si digiunava, sia perché il digiuno prefestivo era una norma della religione, sia per rifarsi con la cena natalizia, la cui preparazione impegnava le donne di casa per l’intera giornata.

Il menù nei paesi montani non variava da un natale all’altro e neppure da una all’altra famiglia: pasta con baccalà o con sarde; baccalà fritto e in umido; cavoli e broccoli bolliti; pane fatto in casa e grispelle. Un grande canestro era riempito con noci, mele, castagne, fichi secchi, uva secca conservata appesa al soffitto o tra le felci nelle soffitte, pere locali dette pirajine vernitiche. I dolci tipici di natale erano: turdilli, scalille, nacatule, crocette, grispelle immerse nel miele.

Vittoria Butera

L'emigrazione vicina.

 Conflenti è stato sempre un paese d'artigiani: barilai, cestai ecc. 

Tanti riuscivano a vivere e a sostenere la famiglia, lavorando nell'interno del paese; altri  preferivano emigrare nei paesi vicini. I cestai  erano molto richiesti  nei paesi di produzione di frutta, soprattutto fichi, perché c'era bisogno di contenitori per i prodotti ( spurtuni soprattutto). Tra i paesi,  dove negli anni Quaranta e primi anni Cinquanta avveniva questa emigrazione, ricordiamo: Cerisano e San Lucido in provincia di Cosenza.  Molti conflentesi lavorarono in questi luoghi per brevi periodi; altri si stabilirono lì definitivamente.

domenica 18 dicembre 2022

La discesa dei contadini.

 

Domenica e nei giorni di festa i contadini scendevano a valle, nel paese. Da soli o con la famiglia, a piedi o a dorso di asino. All'entrata del paese espletavano le operazioni di rito: mettevano le scarpe nuove e cambiavano vestito. Poi si dirigevano verso la chiesa di loro gradimento: San Nicola o il Santuario. Dopo aver partecipato diligentemente alla messa, uscivano e facevano il giro dei negozi per fare la spesa per tutta una settimana. Compravano soprattutto quei generi alimentari che nelle loro zone era difficile trovare: zucchero, pasta ecc. E i loro acquisti mantenevano in vita i negozi conflentesi che, all'epoca, erano numerosi. Il ritorno era un po' diverso per gli uomini e le donne. A quest'ultime toccava il compito di portare a casa gli acquisti fatti e certamente non era un compito facile. Rientravano quindi per prime. Gli uomini, soprattutto i giovani, si concedevano una pausa nelle “cantine” del paese che, stranamente (?), si trovavano nelle vie d'uscita. Un fiasco di vino, qualche lupino e un mazzo di carte li occupavano per un po' di tempo e poi, un po' brilli, facevano ritorno a casa. Il vino, la stanchezza rendevano il percorso del ritorno più lungo, ma dopo una settimana di duro lavoro ognuno di loro era felice di essersi concesso una piccola trasgressione.

sabato 17 dicembre 2022

venerdì 16 dicembre 2022

Amore di Calabria.

Amore di Calabria ❤️

"Papà era operaio, mamma casalinga, abbiamo vissuto anche noi la cassa integrazione. Io ricordo quei giorni, quei giorni di cassa integrazione…E vedete, sono i dettagli che fanno la differenza per chi vive un momento di difficoltà.Ricordo che quando mammà andava in salumeria il prosciutto crudo costava molto e nuje mangiavamo soltanto la spalla, la spalla di prosciutto cotto. I toast col prosciutto cotto…La difficoltà di un paio di scarpe? Facevi tutto l'anno. E mica compravamo che so, le Superga. Andavamo in un negozio, ricordo ancora, si chiamava Musto e pareva Ikea, te le dovevi montare tu le scarpe… Io ero più grande delle scarpe che avevo al piede.Quando veniva un amico a casa? Le case loro erano belle io dormivo con mia sorella avevo un divano letto che s'arapeva sotto ‘o lampadario. Avevo vergogna di fare entrare gente in casa, dicevo ai miei amici: studiamo sul pianerottolo che stiamo più freschi… Ebbene sono questi particolari che non conosce chi ci governa.Però ricordo anche la bellezza della semplicità: andare in Calabria in vacanza quei pochi giorni, in quattro in macchina, finestrino aperto mammà che pigliava nu piezz ‘e pane e ce lo spartivamo. Eravamo felici e non lo sapevamo"

Alessandro Siani in fabbrica dagli operai Whirlpool parla del papà operaio: “Chi ci governa ignora le nostre vite”

giovedì 15 dicembre 2022

Mattia Stranges


 Congratulazioni per il nuovo laureato!

mercoledì 14 dicembre 2022

martedì 13 dicembre 2022

Santa Lucia.

 Conflenti - 13 dicembre 2022 - Santa Lucia -        

Momenti di ricordi tra sogni, realtà e fantasia a Conflenti.


                               SANTA LUCIA 


A breve distanza dalle celebrazioni di San Nicola e dell’Immacolata, il 13 dicembre subentra Santa Lucia. Fino all’adozione del calendario gregoriano (1582), la festa cadeva in prossimità del solstizio d'inverno; lo ricordava il detto popolare "Santa Lucia il giorno più corto che ci sia". Il 13 dicembre resta comunque collegato ad un fenomeno astronomico, per cui il sole tramonta poco prima, ma riprende, il giorno successivo, il ritmo interrotto fino al 21 dicembre.

Il nome Lucia, che dal latino lux vuol dire luce, e la vicinanza al solstizio ne denotano il carattere astrologico, in corrispondenza ai festeggiamenti della luce che nello stesso periodo si praticano in varie parti del pianeta, tra cui la festa ebraica di Hanukkah e la festa di Diwali in India. Il cristianesimo ha sostituito l’emblema della luce astrologia con i valori della luce spirituale e con la luce degli occhi.

La figura di santa Lucia, nel corso dei secoli, è stata fonte di ispirazione non soltanto nell’ambito religioso e teologico, ma anche nell’arte, nella letteratura, nella tradizione popolare. Dante Alighieri afferma che Santa Lucia lo guarì da una pericolosa alterazione agli occhi. Per la gratitudine, fece di lei, nella Divina Commedia, il simbolo della grazia illuminante. Numerose sono le opere d'arte che ritraggono la vergine mentre subisce il martirio o in ricche vesti con la palma e gli occhi nel piattino. Caravaggio, durante il suo soggiorno siciliano, essendo stato incaricato di dipingere una tela d'altare, creò il Seppellimento di santa Lucia, che attualmente è custodito nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia, in Piazza Duomo a Siracusa. Nella sua città natale, inoltre, emerge una continuità con il culto di Artemide, l'antica dea della caccia venerata nell'isola di Ortigia, anche lei vergine, anche lei dea della luce nell’iconografia che la rappresenta con due torce accese nelle mani.

In Calabria, davanti alla sua immagine, i fedeli rievocano in un inno episodi biografici che si mescolano in modo confuso, come succede in vari canti religiosi trasmessi oralmente:

Santa Lucia ppe’ supra mare jia,

pezze de sita tagliava e cusìa.

L’affruntaru ‘u Signore e ra Madonna:

“Dduve vai, Lucia?”

“Vajiu all’uartu a cogliere finuacchjiu

Ppe mamma c’ha malatu n’uacchjiu”.

Traduz. “Santa Lucia andava per mare\stoffe di seta tagliava e cuciva.\L’incontrarono il Signore e la Madonna:\Dove vai, Lucia?\ Vado all’orto a raccogliere finocchio\ per mia mamma che ha una malattia in un occhio”.

 Vittoria Butera

sabato 10 dicembre 2022

Feste di dicembre.

 Conflenti - 10 dicembre 2022 - S. Andrea -        


Momenti di ricordi tra sogni, realtà e fantasia a Conflenti.


Chiediamo scusa a S. Andrea perché ci è sfuggito il giorno della sua celebrazione, che ricorre il 30 novembre. Anche se con ritardo ripariamo al malfatto ricordandolo in questa breve nota. Che lui sia il messaggero dei riti prenatalizi lo abbiamo già detto. Lo ricorda il promemoria menzionato precedentemente e che ripetiamo: “’Ndria porta ra nova: i sie Nicola; l’ùattu Maria; i tridici Lucia; ‘u vinticinque lu Misìa” (Andrea porta la notizia: il 6 Nicola, l’8 Maria, il 13 Lucia, il 25 il Messia). Annunciando questo susseguirsi di festività l’ultimo giorno di novembre, S. Andrea richiama l’attenzione alla nuova frontiera temporale di dicembre quando ormai bussa alla porta. È il mese che nell’antichità è stato connotato di valori astrali verificandosi l’estrema caduta del sole sull’orizzonte fino al solstizio, e che per i cristiani contiene il massimo evento della loro religione.

Non sono numerose le notizie biografiche che ci giungono, ma in compenso presentano aspetti molto interessanti. Andrea nacque nella città di Betsaida (nome che vuol dire Casa del pescatore), situata a est del fiume Giordano. Era figlio di Giona (detto anche Giovanni) e fratello dell’apostolo Pietro. I due fratelli facevano i pescatori e divennero discepoli di Gesù. Si tramanda che Gesù abbia invitato Andrea ad essere per lui pescatore di uomini, ossia pescatore di anime. Secondo le fonti, viaggiò molto per svolgere il ruolo affidatogli di acquisire adepti al messaggio di Cristo. Sembra però che, ad un certo punto della sua vita, abbia interrotto i contatti con il mondo, per dedicarsi all’eremitaggio chiudendosi 20 anni in una caverna nei pressi dell’attuale Romania. Durante la persecuzione di Nerone, subì il martirio a Patrasso. Fu legato e inchiodato su una croce diversa da quella latina destinata a Gesù. La sua era la croce decussata a forma di X, successivamente nota come Croce di Sant'Andrea e posta nei passaggi a livello della strada ferrata.

Vittoria Butera

giovedì 8 dicembre 2022

mercoledì 7 dicembre 2022

martedì 6 dicembre 2022

Santu Nicola.


 Oje è santu Nicola. A ri Cujjienti a festa è a sicunna duminica de Maju. Nue  facimu l'aguri a tutti quanti pe ricordare tutti i Nicola, muarti e vivi: pe ricordare a ghiesa chi c'era; pe ne ricogliere ancora na vota a ru paise nuastru. 

Puru papà se chiamava Nicola.  Lo ricordo con affetto.

domenica 4 dicembre 2022

Maria

 Camminava sempre con un figlio in braccio,

 frutto di un amore vissuto intensamente,

finito male per un falso concetto dei valori sociali.

sabato 3 dicembre 2022

Artigianato

 


Artigianato a Conflenti- Il telaio e le tessitrici.


Tricche-tracche-trà, tricche-tracche-trà, tricche-tracche-trà… non era musicale né rilassante il rumore del telaio che accompagnava la donna durante le ore della giornata dedicate alla tessitura.

I primi telai apparvero nel neolitico; erano costruzioni molto semplici, poco più di una intelaiatura rettangolare costruita con rami o pali di legno in posizione verticale. La tensione dei fili di ordito era ottenuta tramite pesi, di argilla o pietra, che si trovano numerosissimi negli scavi archeologici. L'immagine di questo tipo di telaio è rappresentata su vasi greci, spesso abbinata all'immagine di Penelope che, confidando nel ritorno di Ulisse, aveva escogitato di disfare di notte il lavoro tessuto di giorno in modo da perdere tempo nel completamento della tela e rinviare le seconde nozze imposte dai giovani nobili di Itaca.  

Sino al secolo scorso, nei paesi calabresi, un telaio era presente in moltissime case, dove almeno una delle donne era addetta a tessere. Generalmente le ragazze venivano avviate al lavoro molto presto. Poiché si tesseva stando sedute, la tessitura era considerata un lavoro leggero, quindi da potere eseguire anche dopo una giornata di lavoro nei campi, come attesta l’esortazione contenuta nel distico: “Tu chi vìeni de mètere\ difriscate a ‘stu manganu”. In alcuni paesi, il telaio era definito per sineddoche prendendo il nome da una sua parte, ‘u manganu.

Il telaio occupava un ampio spazio di una stanza, costituendo una zona attrezzata per la mansione specifica. Le donne producevano tutto l’occorrente per la casa e per i familiari; confezionavano i capi del corredo, da ragazze il proprio, da sposate quello delle figlie.

Si tessevano tutte le fibre naturali: lino, cotone, ginestra, seta, iuta. Ricordiamo alcuni termini tipici della tessitura:

‘a spola o spoletta (spola o navetta): contenitore del filato, che entrando tra i fili dell'ordito inserisce il filo di trama nella costruzione del tessuto;

i sugli (subbi): cilindri lignei orizzontali; sono due: uno porta i fili dell'ordito, l'altro arrotola il tessuto già fatto;

‘u piettine (il pettine): parte del telaio, che serve per battere, avvicinare e compattare i fili di trama;

matassaru o manganiellu (aspo): supporto che arrotola il filo;

organzino: filo ritorto in un senso accoppiato e ritorto con un altro filo nel senso opposto (4 giri al centimetro), usato per l'ordito;

passina: sottile uncino (simile a un uncinetto) o piattina in metallo (con una cava) che serve a passare il filo nelle maglie dei licci e nelle fessure del pettine;

pedale: in un telaio artigianale, schiacciandolo, muove uno o più licci a cui è collegato.

rocchetto: è un supporto su cui si avvolge il filo, formato da un'anima cilindrica e due ali che danno lo spallamento laterale.

tira pezza: parte di un telaio che avvolge il tessuto preparato.

(tratto dal saggio di Vittoria Butera, La Magia degli Oggetti)


Quintina Marotta al telaio

venerdì 2 dicembre 2022

Feste

 Na vota  de feste ci n'eranu tante: Santu Nicola; Santa Lucia ecc. Mo, ogni tantu, fanu a Mmaculata. Un c'è  chiù gente. Fanu a focara, i spari e ra prucessione.  Buona festa a tutti.




lunedì 28 novembre 2022

Alluvioni

 Quello ch'è  avvenuto a Ischia dovrebbe spingere l'amministrazione comunale a intervenire nel paese  per metterlo al sicuro, con diversi tipi di lavori, da alluvioni ed eventuali frane. 

Molto spesso, quando  piove,  il paese è sommerso dalle acque che, con furia inaudita, si riversano  nelle vie e causano gravi danni.

Un intervento immediato ci eviterebbe  di  dover piangere dei morti così com'è successo a  Ischia.

sabato 26 novembre 2022

Ricordando il passato.

 Conflenti - 26 novembre 2022

Ricordando il passato


Conflenti. Chiuso nella stretta corona dei monti di una estrema propaggine della Sila, il mio paese mi forniva una visuale troppo limitata perché lo sguardo potesse oltrepassare le vette e raggiungere l’infinito aldilà della siepe leopardiana. Mi sovrastava un cerchio di cielo, che di sera, riempiendosi di stelle, si congiungeva al divino come fosse la cupola di una cattedrale sostenuta dai pilastri delle cime montane. Di giorno, quel cerchio di cielo, sebbene apparisse isolato dalla distesa cosmica, me ne portava il respiro coinvolgendomi nei misteri di lontananze sconosciute.

Il monte che vedevo di fronte è il Reventino. Mi sottraeva il sole non molto dopo essersi allontanato dallo zenit, lasciando che le ombre incominciassero a preparare la discesa nel paese. Quello stesso monte diffusore di ombre preserali propagava nello stesso tempo un sentimento religioso. Erano la chiesetta della Querciuola eretta sul suo culmine, e la purezza incontaminata dei boschi che conservando il senso ancestrale del sacro lo collegano al divino. Il venerdì sera, all’ora del vespro, ci affacciavamo da finestre e balconi rivolgendo lo sguardo e l’anima alla Querciuola sul monte. Tenevamo una candela accesa in attesa che scendesse lo Spirito Santo. Non so quali preghiere bisbigliasse mia mamma, essendo sussurrate per non interrompere la religiosità del silenzio. Il silenzio. Anche la parola potente della preghiera si annulla davanti al silenzio.


Per me in quella fase d’età, come per le generazioni primordiali, il mondo era interamente divino, in particolare i territori sconosciuti aldilà delle montagne e le distese marine, dove il mio sguardo, varcando la linea di unione con il cielo, navigava fino a raggiungere gli spazi sconfinati del cosmo e, superando anche quel limes, mi introduceva nei giardini paradisiaci.

Trascorrevo tre stagioni tra i monti; l’estate al mare di Pizzo. Durante la lunga permanenza a Conflenti, a volte nelle giornate di primavera, andavo a scoprire l’altra faccia di quel cerchio di cielo all’interno delle acque fluviali scorrenti lungo le radici del Reventino. I rintocchi delle campane si espandevano inumidendosi nel vapore dell’aria, e l’eco li amplificava oltre l’alto orizzonte montano da dove li riportava sapidi di un altrove numinoso. Il cielo si duplicava: il cielo in alto; il cielo all’interno del fiume. Sporgendomi oltre il margine della sponda, m’illudevo di toccarlo, d’immergermi tra le sue nuvole; e invece, quello fuggiva scorrendo insieme alle acque e precipitando in profondità inaccessibili. Sui fondali del fiume, la continuità del cielo appariva interrotta, frantumato lo spazio infinito ed eterno. Ora il cielo, non più inalterabile e perenne, lo percepivo pari, per fragilità, agli esseri terreni che la morte può scindere in qualsiasi momento, strapparli dalle loro dimore, sottrarli agli affetti. Avevo già sperimentato la morte di persone care, e non mi confortava la corrispondenza tra il mistero del cielo e le esistenze terrene. Non mi rasserenava la scoperta delle fragilità comuni tra la natura e la vita umana; piuttosto, m’insinuava nell’animo una malinconia che soltanto in seguito avrei collegato alla perdita delle certezze in punti di riferimento metafisici.

Vittoria Butera (una pagina autobiografica)

venerdì 25 novembre 2022

Giornata contro la violenza.

In riferimento a questa giornata, vorrei ricordare che a Conflenti, nel secolo scorso, la violenza sulle donne, nell'interno delle case, era molto frequente. Tanti uomini per imporre le proprie ragioni e la propria autorità preferivano usare metodi violenti.

Le donne, prive di ogni sostentamento, erano costrette a subire; anche perché dall'esterno non veniva nessun  aiuto. Famiglia, parenti e compaesani preferivano ignorare e fare finta di non vedere e di non sentire. Pertanto nelle stesse donne subentrava la rassegnazione.  Ricordo ancora che, di tanto in tanto, nel paese avvenivano degli stupri di ragazze minorenni. Nessun aiuto a queste povere ragazze che,  senza colpa, venivano  disprezzate. I colpevoli continuavano la loro vita come se nulla fosse successo; anzi ci guadagnavano in prestigio.

lunedì 21 novembre 2022

sabato 19 novembre 2022

Maria Ciconte (Lisca)

 Era una donna venuta col marito da Soriano Calabro. Per lungo tempo la famiglia lavorò  a mezzadria nei terreni dei  Cimino a Serra d'Acino. Ebbe numerosi figli.


 

venerdì 18 novembre 2022

Il barile.




Il barile

“U varrile ”

“Realizzato, in varie misure, con bastoni di legno aderenti, sostenuti da quattro cerchi metallici, aveva la forma di una piccola botte. Pur essendo un manufatto ligneo, non lo costruiva il falegname ma l’artigiano specifico: u’ varilaru. La bocca sulla sommità era chiusa con un tappo di sughero, collegato con uno spago al corpo dell’utensile. I barili venivano riempiti nelle fontane sorgive. Stando nell’ umido, s’impegnavano del tanfo della muffa, perciò solitamente le famiglie ne utilizzavano l’acqua per cucinare e per la pulizia.

   La mancanza di acqua nelle abitazioni aveva generato una classe di lavoratrici apposite, le portatrici d’acqua, che rifornivano quotidianamente le famiglie benestanti. Il prezzo era concordato in relazione ai “viaggi dell’acqua”, ossia a quante volte là portatrice andava a riempire il barile. Essendo un utensile molto voluminoso e dovendolo trasportare senza alcun mezzo, le donne lo portavano sulla testa, che proteggevano con il cercine (‘a curùna o tùorcinu); erano veloci e abili ad avvolgere nella forma apposita di cerchio un vecchio strofinaccio. Le portatrici più abili e vigorose sostenevano il barile con una sola mano, in modo da ottimizzare il “viaggio “ portando un altro recipiente e migliorando la paga. La postura eretta, necessaria per mantenere il barile, conferiva alle portatrici giovani un’andatura che oggi definiremmo da indossatrice, in evidente contrasto con il loro abbigliamento umile.

   In casa il barile veniva poggiato su due assi all’interno di una nicchia ricavata ad una certa altezza dal muro, da dove attingere direttamente, oppure su una apposita struttura lignea. ( ‘u tienivarrile). Nello spazio sottostante stazionava un secchio per gli scoli: il rifornimento dell’acqua costava fatica e denaro, e neppure una goccia doveva essere sprecata.”

La magia degli oggetti 

Vittoria Butera

martedì 15 novembre 2022

mercoledì 2 novembre 2022

Il paese.

 Conosco il paese in lungo e in largo. Ne conosco gli odori  i sapori e i colori. Ne conosco le vie, le strade, le case. Potrei camminarci ad occhi chiusi e sapere sempre dove mi trovo. Ne avverto tutti i rumori: so quando il fiume è ingrossato e quando il torrente è in piena. Riconosco dai passi la gente. So chi parte di primo mattino e chi rientra tardi la sera. Distinguo le voci, il tossire, il fischiare. So tutto di tutti, anche i segreti più reconditi. E tutti sanno tutto di me perché tutti

 insieme formiamo il paese. Siamo tanti tasselli di un grande  mosaico.

domenica 30 ottobre 2022

lunedì 24 ottobre 2022

Ottobre

 OTTOBRE ALLE OLIVE


L’ottobrata era fatta di pane e olive. Mia madre, dopo averle schiacciate con una pietra di mare - prendendosi del sale della pietra diventavano più saporite, diceva - le lasciava per giorni sotto un filo di acqua corrente. 

– Nommu avissi u stagna mai l’acqua d’alivi – e allora scorreva.

Una partita le mangiavamo fresche. Dopo l’ammollo, le aggiustava con fiori di finocchio, aglio e peperoncino. Le miscitiava con le mani, affinchè prendessero tutti i sapori, e dentro una tijanuzza allargata dai fianchi, le portava in tavola. Le altre invece andavano dentro la giara. – A giarra d’alivi – comandava. E la riempiva.

Le domeniche d’ottobre erano per le olive. Tutti in campagna. La sacra famiglia sembravamo. E non doveva mancare nessuno. Servivano braccia. Serviva lavoro. Forza, assistenza.

Quando uscivamo di casa, in fila indiana, e qualcheduno domandava dove stessimo andando, rispondeva lei per tutti: – s’arramazza – diceva.

Ogni piede d’ulivo stendevamo una rete. Più d’una se la pianta era grande. Si scuotevano a mano. 

– Pista forti, chjù forti – e noi ragazzini davamo botte da orbi, farne cadere a centinaia. Era bello veder piovere le olive dall’albero, veder le reti coprirsi di quelle palline verdi. Ma più bello ancora era quando riempivamo i sacchi. Mia madre le cerniva, e poi liberate dalle foglie le versava dentro la juta. Erano il frutto del lavoro, quelle olive. Il frutto sacro da cui avremmo ricavato l’olio, quello profumato, che saziava la fame e a volte anche i sogni. Dentro il pane sfiancato, crudo, o nei cibi cotti. Nelle carezze di mia madre, quando fiera lo versava dentro i piatti e questi si coloravano d’oro.

Alla sera poi, quando tutto finiva, in attesa della domenica seguente, si ritornava stanchi, ma felici. Nessuno osava lamentarsi. Neppure i più piccoli. Sapevamo tutti che quelle olive, che con la grazia di Dio avevamo raccolto, portate al frantoio, sotto le macine di pietra, sarebbero diventate olio, garantendoci la ricchezza necessaria per andare avanti un altro anno ancora.

 Giusy staropoli calafati

domenica 23 ottobre 2022

A jurnata 'i mari e na vota

 Na vota si jia alla marina

Sulu 'a duminica matina.

 A prima du liattu ca s'azava

era chilla ca 'a casa guvirnava.

 Rumuri 'i stanati e adduru 'i cucina,

pipi, patati e pasta chjina,

mulingiani linchjiuti e... 'na gridatina:

" zumpati du liattu, sunu e cinque 'i matina. "

 Erano   i setti, pronti a nesciri

a Piazza d'Armi s'avia ddi jiri.

U  pustali arrivava e lla fhulla saghjia

chi s'assittava e chi  all'impiedi stavia.

Arrivati allu mari dopu na ura

tutti scindianu ppi l'avvintura.

" Pighjiati tuttu, scinditi  i guaghjiuni

'un scurdativi  nenti, speci 'u  miluni."

.........................................................


A. Cuda (Nicastro)


mercoledì 12 ottobre 2022

sabato 8 ottobre 2022

Il comune senso del pudore.

Il linguaggio scurrile, a livello popolare, era frequente nel paese nel secolo scorso, ma si differenziava per  luogo,  persone,  situazioni.

 Una prima distinzione  è quella tra uomini e donne e, per quanto riguarda quest'ultime, tra le parole che usavano dentro e fuori l'ambiente familiare.

Gli uomini erano abbastanza liberi nel linguaggio. Usavano gli stessi termini, sia in casa che fuori; cazzo, ad esempio, era un intercalare abbastanza frequente. Certamente nell'uso di termini ritenuti volgari, non si ponevano problemi.

Per le donne non bisogna  generalizzare. Ce n'erano  (poche) che usavano quasi sempre un linguaggio  casto, altre (molte) che lo rendevano molto più colorito, arricchendolo con termini di chiaro riferimento sessuale. Nelle case, parole come: sticchio  cunnu,  nculare,  culu, cugliunijare ecc. erano d'uso abbastanza comune e frequente.

Nel rapporto con gli altri, invece, subentrava un maggiore  senso del pudore e si edulcoravano tantissime parole. Per dire che una donna era prena (la parola incinta era ignorata) si diceva che x aspettava. Non si partoriva, ma si comprava un figlio. Le mestruazioni erano chiamate cose e se qualcuna aveva il ciclo si diceva ch'era malata. Fare l'amore (trombare) si diceva giocare o se curcare insieme. Un mondo quindi  dove le parole  si usavano in modo diverso secondo gli ambienti, familiari o non.

venerdì 7 ottobre 2022

mercoledì 5 ottobre 2022

Indovinello

Tiegnu na mandra e piecure russe , quannu piscia una,  piscianu tutte. (I ciaramili,)

martedì 4 ottobre 2022

La voce degli emigranti.

 Ottantanni fa come oggi , in un piccolo vllaggio chiamato Matacca , vicino Lamezia Terme , nasceva Carmela Rocca . Ma chi era Carmela ? Ma, sfogliando la mia memoria , ho pensato il paese dove sono nata e cresciuta . Ricordi lontani ma anche vicini . Mio padre pensava e proggettava il nostro futuro . Ci parlava di continuo della Dotta Bologna , perche` per lui quello era il posto giusto per noi. Pero` il mio futuro non era Bologna era L'australia . Ed oggi dopo 80 anni potro` dire che anche questa nuova terra mi ha dato delle grandi soddisfazioni . Sono felice di avere una grande famiglia e poi, ho imparato che la vita e` un continuo imparare . Naturalmente , mai dimentichero` dove sono nata , anzi potro` dire che sono stata fortunata di essere nata in un tempo quando , ancora si rispettavano tutti i valori umani . Alla prossima . Un abbraccio a tutti gli amici e parenti di FB.

lunedì 3 ottobre 2022

Le scale mobili.

 Strano quello che succede a Conflenti: sono state installate,  al cimitero del paese, le scale mobili per permettere a tutti coloro che sono in difficoltà di salire ai piani superiori. Queste scale sono pronte da più di un anno eppure non sono ancora state attivate. Qual è il motivo? Lasciandole così  non si rischia di renderle inutilizzabil? Non si rischia

di aver sprecato i soldi di tutti i contribuenti?

L'esodo

 Fu negli anni Cinquanta  che si verificò l'esodo conflentese. Intere famiglie  partivano, l'una dopo l'altra, spopolando il paese. Partivano verso l'ignoto;  verso paesi di cui conoscevano soltanto il nome, portando con sé, spesso in un lenzuolo,i pochi beni che possedevano. Chiudevano le case o le lasciavano in custodia ai vecchi. Lasciavano  là dove c'era vita il deserto.

sabato 1 ottobre 2022

Parole

 A megliu parola è chiddra chi un se dice.


La parola migliore è quella che non si dice.

giovedì 1 settembre 2022

Settembre

Settembre è il mese dei saluti e degli addii. Finite l'abbuffata di sagre e di feste, dei balli di gruppo, delle sfilate di moda, si ritorna a casa e al lavoro. Te salutu Pasqua' te salutu Miche'. Aguannu chi vene, si u Signure vo. Il figlio indugia a salutar la madre. Passerà un anno prima di ritrovarsi. I nipoti hanno fretta di partire per ritrovare gli amici e i loro ambienti. Torna il silenzio nelle vie; si chiudono porte e finestre e il tempo, per chi resta, diventa interminabilmente lungo.

Emigrante

Adesso che si avvicina la Festa della nostra Madonna della Quercia, per me e tempo di ricordi e nostalgia. Questa foto e di mia nonna Mariangela Tomaino Nata 19 Guingno 1900 sposato con Giuseppe Vescio. Lei nativa di La Netta e contadini di Donna Peppina Butera. Una Donna di ammirare la sua forza e gentilezza. Questa foto era per il passaporto nel 1927/28, per partenza per l’Australia per giungerà sua marita. Questa partenza non è andata bene, e ha dovuto continuare ad alzare i suoi figli Antonio e Fiore per un’altri 20 anni da sula. Per fortuna aveva suo padre Vincenzo Tomaino per sopporto. Nel 1948 arrivò in Australia con il mio zio Antonio per costruire una nuova vita, durissima con tanto lavoro. Mio papà remane alla Netta con il greggio delle pecore e capre e tanto lavoro con La Signora Pepina. Io mio ricordo bene che avevo 4 anni e il mio impegno era di guardare un porchetto “Rinzino”. Dopo un anno nel lontano 1949 siamo anche noi partiti per la grande avventura di Australia. Vuolo onorare la fortezza della mia nonna, che lei è state sempre un grande amore e esempio per me, è mi manca tanto. Auguro a tutti voi un bellissima festa, e un pensiero per noi che abbiamo lasciato la nostra patria. E vi chiedo scusa per la mia grammatica perché l’Italiano è la mia seconda lingua. E cara Lucy spero che ti piace il mio racconto.❤️❤️🥰🥰🇮🇹🇮🇹

lunedì 15 agosto 2022

Mienzu agustu

 Oje è ra festa d'a Madonna Assunta. Bona festa a tutti.

domenica 14 agosto 2022

Parienti.

 Stasira su benuti a me trovare, certi parienti mie chi vivenu all' Australia.  m'anu cuntatu fatti de na vota, de cum'era u paise e a gente chi c'era. Parravanu e cuntavanu e chiù parravanu chiù se ricordavanu.

 T'a ricuardi Maria e Peppe? e campa ancora Ntonettta  a cilivota? Murordu fa ancora u forgiaru ? Numi de gente ch'io  mai avia sentutu.

 Fatti d'i quali nessunu m'a parratu. Tuttu nu munnu ch'io cridia già muartu e chi tuttu a na vota s'è rispigliatu.

 Povera terra mia  spurtunata chi manna a gente sue stu munnu munnu.

sabato 13 agosto 2022

Tannu e mo

 Quannu campava tata

Jiamu a ra scola a pede

e màngiavamo pane cu zuccheru

Mo chi tata un c'è 

jamu a ra scola cu ru suv

e mangiamu pane cu Nutella

martedì 2 agosto 2022

Il paese muore.

Di anno in anno cala la popolazione di Conflenti e il paese lentamente muore. Ma parallelamente scende anche la popolazione  della grande Conflenti, della Conflenti della diaspora, sparsa in tutto il mondo. I figli della grande emigrazione degli anni Cinquanta  - Sessanta a uno a uno se ne stanno andando. I pochi rimasti sono quasi tutti ottantenni o novantenni. Sono loro che mantengono ancora vivi i legami con la madre patria rispettando le tradizioni, parlando la nostra lingua.   Organizzano feste che ricalcano quelle del paese; importano prodotti  paesani e invitano  i cantanti  italiani per riascoltare le canzoni del  loro passato. Tanti  ritornano in paese per la festa del santo patrono, ma di anno in anno il numero diminuisce.

Qualche figlio ha mantenuto molte tradizioni, ma per la maggior parte, nata e vissuta nei paesi d'emigrazione, il paese  è solo un  nome che indica il luogo di nascita dei genitori. Immersi  in un sistema di vita diversa si sentono e sono, giustamente, parte integrante del paese in cui vivono.  Tanti  non conoscono la nostra lingua  e, se la conoscono, preferiscono parlare la lingua del posto  che gli dà la possibilità  di esprimersi più fluentemente e correttamente. Hanno abitudini diverse dei loro genitori e questa è una naturale evoluzione delle cose.

 Ci avviamo  verso un mondo in cui  l'emigrazione dei genitori diventerà  per i figli preistoria.

Sparita la generazione dei nativi di Conflenti spariranno  anche i pochi legami  che ci uniscono con i loro figli. 

  Cosa fare  per mantenerli in vita?  Il comune dovrebbe incrementare gli incontri con i figli degli emigranti; fargli  conoscere la realtà del paese con  la vita quotidiana e le tradizioni. I modi sono tanti, ma, se vogliamo salvare questi legami,  bisogna cercarli e volerli. Un modo realizzabile sarebbe quello d'invitare dei ragazzi in età scolare (medie)  presso una famiglia, possibilmente parenti, e fargli frequentare la scuola per un anno.

domenica 31 luglio 2022

culercia

  Formica

sabato 30 luglio 2022

Tannu e mo

 Quannu campava tata

ne ricogliamu ntuornu u fuocularu

e cùntavamo  storie de na vota

mo chi tata un c'è chiù

ognunu sta pe cuntu sue

e scrive e parra a ru telefoninu.

venerdì 29 luglio 2022

Tannu e mo

 Quannu campava tata

Jòcavamu a ru pallone

Scauzi, cu i cauzi rutti

E nu pallone e pezza

Mo chi tata un c'è chiù 

Jòcanu tutti  cu vestiti firmati 

Ma, pe ru veru, un coglienu a nu stagliu.







giovedì 28 luglio 2022

Tannu e mo.

 Quannu campava tata

Na vota u mise, d'estate

Jiamu tutti a ru jume a ne lavare

Mo avimu docce, vasche

E ne strudimu a peddra a ne lavare.


mercoledì 27 luglio 2022

tannu e mo

 Quannu campava tata

jiamu tutti a pigliare l'acqua a ra funtana

ne curcavamu a sira a ra scurata

e n'azavamu a matina a ra nchiarata

mo chi tata un c'è chiù

avimu sette funtane dintra a casa

però vivimu tutti acqua  minerale

a sira ne curcamu a menzanotte

e, si Diu vo', n'azamu a menzijuornu.


lunedì 25 luglio 2022

Ditti

 Prima ça u gaddru canta susate e va fore

Prima che il gallo canti, alzati e va' fuori.

Mentumare

 Nominare; menzionare.

Lutto

 Un'altra conflentese emigrata in Australia ci lascia.  Si tratta di Maria (Marietta) Roperti, emigrata negli anni Cinquanta con tutta la famiglia.  Abitavano a ru chianu a Conflenti Superiore e la nonna era Maria Cimino. Il fratello Francesco Roperti è molto attivo in Facebook. 

Condoglianze alla famiglia.

domenica 24 luglio 2022

Ditti

 Saccu vacante un se reje all'irtu

Sacco vuoto non si regge dritto

Se non mangi non riesci a far niente.

sabato 9 luglio 2022

Donna di oggi come quelle di ieri.


 Donna di Zungri (VV)

giovedì 7 luglio 2022

Emigrante.

 Andare via, è stata una follia

ma che potevo fare, se non avevo niente da mangiare.

Sono partito, con un solo vestito

ed ho dormito alla stazione, per un'intera stagione.

Ho lavorato qui e là, in campagna e città.

Notte e giorno  ho penato.

 E gli anni sono passati.

e quando sono tornato

il mio mondo era  tutto cambiato.

lunedì 4 luglio 2022

Tri suoru

 Aju saputu ca tri suoru siti

 e tutte siti de na qualitate

A nu bicchieri mangiati e biviti

A nu liettu d'amure ve curcati

Ccu na cuverta pue ve cruveriti

e de lu  friddu ve recuperati; 

Vorria sapire si mme ccce voliti

me mientu mmienzu e vi cci quadiati.


 Anonimo

sabato 2 luglio 2022

giovedì 30 giugno 2022

Storie

 

Ricordo...


Ricordo che al paese c'era una bella ragazza, piena di vita. Amava stare sempre in compagnia e aveva tante amiche. Sorrideva sempre e trasmetteva la sua allegria. 

Abitava con la madre, i fratelli e il patrigno.

Il padre vero non lo aveva mai conosciuto, perché sua madre di compagni ne aveva avuto tanti.  Le aveva detto i nomi di due o tre padri possibili, ma   i suoi dubbi erano tanti.

La ragazza non se ne fece un problema. Non ci pensava neanche.

Aveva un ragazzo che le voleva bene  e progettava di farsi con lui una famiglia.

Ma poi un giorno il patrigno  tradì la sua fiducia. Chiese aiuto per travasare il vino e la portò in cantina. E lì la violentò...

Rimase incinta. Ci fu una riunione in famiglia e si decise di trovarle un marito. Il prescelto  fu  il figlio di prime nozze dell'uomo. Un sempliciotto.

Lei accettò la decisione  dei genitori e lo sposò. Non avrebbe potuto fare altrimenti.  Capì subito che il marito sarebbe stato un paravento per nascondere le voglie del patrigno. E la storia  durò a lungo, a conoscenza di tutta la gente del paese. Sino a quando  un giorno lei decise di partire, abbandonando tutti e liberandosi  da questa intricata situazione.  Per l'epoca fu un atto rivoluzionario, molto criticato, ma  fu anche, per il paese, un grande passo avanti per l'emancipazione femminile.

mercoledì 29 giugno 2022

mpigna

 Grossa pelle con cui si forma la tomaia delle scarpe. 

martedì 28 giugno 2022

Canzone popolare

 Ppe Lucrezia rumana rre Tarquinu

Lassau lu regnu e si nne jiu luntanu;

Pped'Elena, d'aspettu jancu e finu

A Troja foze sgasciu orriennu e stranu;

Sanzune, chillu forte paladinu

Ppe Dalila restau stisu anu chianu; 

E ppe  na donna Carru Cusentinu

Ridere nun s'è vista ad Apriglianu.

lunedì 27 giugno 2022

Marinaro

 Parti lu marinaru e va ppe mari

Lassa menza cinquina alla mugliera

- Muglieri mia, accattaticce pane

'nzinca chi vaju e viegnu de Missina-

- Santu Nicola miu, fallu annicari,

'Un mi curu ca riestu cattiva. 

Ah quantu va' (vale) na scianca de massaru

Nun va' na varca cu tricientu rimi.



Dialetto di Acri (trascritto da Padula)

domenica 26 giugno 2022

marpiune

 Furbo.


Marpiuneria : furberia

venerdì 24 giugno 2022

giovedì 9 giugno 2022

Arragare

  Stancare. 

sugnu arragatu : sono stanco

Cumpatire

 Cumpatire  o cumpatiscire: compatire o avere compassione


Cumpatiscitime si ve dugnu fastidiu

Compatitemi se vi do fastidio.


Cumpatisciutu: compatito.

martedì 7 giugno 2022

Butera Giovanbattista - Guattini


 

passeggiare

 Passiare o passijare : passeggiare



a mugliere se lamenta ca u maritu tuttu u juornu si ne sta a passiare.

giovedì 2 giugno 2022

Calabria

 Non se po' gir più giù per liti strani

Intrase in la Calabria per terra, 

Selvatico paese et luoghi vani, 

Beato quel  che la strada non erra,

homini sonno tucti malndrini

Pericolosi per pace et per guerra.



 Gaugelli - Viagio de sam Iacomo de Gallicia (1463)

mercoledì 1 giugno 2022

Sacco Bruno - Paola Raffaela


 

Giugno

  A giugnu mutate tunnu.


A giugno cambiati  tondo (tutto).




 Una volta, in Calabria e altrove, ci si lavava poco  e la biancheria intima si cambiava  una o due  volte all'anno. 

 Ecco perché si diceva che arrivato il caldo bisognava cambiare tutto.

Passare cioè dalla roba invernale a quella estiva.




martedì 31 maggio 2022

Mese mariano.



 Finisce il mese mariano a Lamezia con l'esposizione della statua della Madonna di Conflenti. 

Vescio Delfina


 

Porchia Vincenzo - Butera Raffaela


 

lunedì 30 maggio 2022

Titolo accademico.


 Il prof. Franco Roperto di Conflenti ha ricevuto il titolo di dottore Honoris causa dall'università rumena di Cluj- Napoca.  Congratulazioni.