Dialetto Conflentese
Dialetto di Conflenti (CZ), paese calabrese situato nella zona centro-occidentale della regione.
venerdì 6 novembre 2026
emigrazione conflentese
Rosa Caruso (con. Mastroianni) e Simeone Mastroianni.
Simeone Mastroianni (Mastroni) e la moglie Frances Mastroianni di Cicala.emigrazione conflentese
I miei parenti americani. Da snistra verso destra: Nicola Mastroianni. Rosa Caruso(con. Mastroianni) Simeone Mastroianni e Frances Mastroianni.venerdì 2 ottobre 2026
Personaggi conflentesi: Nataluzzu
Nataluzzu è uno di poche parole, ma se incontra qualcuno nella via, si ferma, lo saluta e chiede: come stai? Qui comincia e finisce tutto il suo parlare.
Qualcuno gli risponde, qualcuno no. C'è chi si sorprende, chi lo manda diritto a quel paese. Tanti sono infastiditi. Lui si ferma, osserva e, forse, pensa: " Com'è pazza la gente in questo mondo!
sabato 26 settembre 2026
Il paese non è più lo stesso
L'emigrante vive di nostalgia e, vivendo lontano, s'illude che il paese, nel corso degli anni, sia rimasto lo stesso. Crede, spera di ritrovare gli stessi luoghi, la stessa gente e gli stessi comportamenti. Non è così. E' normale quindi che al rientro si senta deluso. Il paese, come ogni cosa nella natura, si trasforma. Altra gente, altro mondo. Dobbiamo prendere atto che oggi c'è un modo di vivere diverso rispetto a quello dei tempi passati. Migliore o peggiore? Ognuno lo giudica a modo suo, dipende da tanti fattori. Io mi limito a definirlo diverso.
Tra Nord e Sud, tra città e paese non c'è più differenza. La globalizzazione ha portato anche nei paesi diffidenza e indifferenza.
Una volta, quando ritornavi in estate, l'accoglienza era calorosa e rientravi a far parte della comunità come se non fossi mai partito. Riprendevi le abitudini di un tempo e sfruttavi tutti i momenti della giornata per rivivere in pieno la vita del luogo. Oggi, manchi da poco o da molto, avverti un'atmosfera di estraneità. Se non sei conosciuto rischi di restare isolato. In tempi non tanto lontani se entravi in un bar, prima ancora di ordinare qualcosa, c'era sempre qualcuno che aveva provveduto a pagare la tua consumazione. Se attraversavi una via i compaesani facevano a gara per farti entrare e offrirti da bere. Oggi, i pochi rimasti, ti guardano da dietro le persiane. Il saluto? Non abita più là. E' persino diventato difficile salutare. Se incontri qualcuno, questi, dopo averti scrutato ben bene da lontano, al momento d'incrociarti si volta dall'altra parte oppure finge di guardare o di parlare al telefonino. Le porte delle case restano quasi sempre chiuse. Per incontrare qualcuno devi spesso telefonare. Ci sono ore in cui nel paese non incontri nessuno e altre in cui velocemente tutto si rianima dando vita ad una grande movida. I giovani dominano la scena. Nel bene e nel male. La gente si ubriaca con una sagra dopo l'altra, forse per immagazzinare il divertimento che mancherà in inverno. Le feste religiose si vivono più all'esterno che all'interno delle chiese; occasioni di balli e di grandi abbuffate. E ci sarebbero tante altre cose da ricordare per rimarcare le differenze. Io preferisco fermarmi qui e voglio solo ricordare che nonostante i cambiamenti amo il mio paese con lo stesso amore di prima e ci ritorno ogni anno con piacere. Ho ancora buoni amici con cui trascorro momenti piacevoli e non sono mai solo...con la mia solitudine.
Il ritorno dell'emigrante.
Da quando i conflentesi hanno cominciato ad emigrare dalla fine dell'Ottocento in poi, ogni anno in agosto, non perdono occasione di tornare al paese. A decine, da paesi vicini e lontani, col treno, in auto, in aereo si sobbarcano ore e ore di viaggio pur di non mancare all'appuntamento.
Rientrano in case vecchie e fatiscenti dove le difficoltà abitative vengono accettate e quindi ignorate.
Che cosa li spinge a questo ritorno? Non certamente il divertimento. Nei luoghi dove abitualmente vivono le occasioni e i luoghi sono tanti.
Neanche le bellezze artistiche e culturali che al paese sono inesistenti.
La devozione alla Madonna di Visora? Spesso è una devozione a parole. C'è gente che durante il suo soggiorno non entra mai in chiesa.
Difficile capire il motivo. Il paese si ama e basta. Come dice lo scrittore conflentese Antonio Porchia: "Chi sa perché ama, non ama" L'amore è irrazionale.
Inutile spiegarcelo.
sabato 1 agosto 2026
La scuola rurale di Annetta.
La scuola rurale di Annetta raccoglieva gli scolari delle frazioni vicine: Serra D'acino, Lisca Guglia, Passo Ceraso, Costa, Valentone ecc. All'epoca non c'erano strade e i ragazzi raggiungevano, attraverso i sentieri, la scuola a piedi. Diversi chilometri da fare sia all'andata che al ritorno. C'erano due pluriclassi: prima, seconda e terza con un maestro e quarta e quinta con un altro. La frequenza era irregolare. Spesso gli scolari dovevano sostitituire i genitori nel portare gli animali a pascolare. L'edificio era una ex-abitazione. Naturalmente senza riscaldamento. Si sopperiva con un braciere sul quale, a turno, si riscaldavano le mani. Di tanto in tanto, bisognava aprire la finestra per evitare malori per l'ossido di carbonio.
Gli indumenti per la maggior parte degli alunni, erano scarsi e sommari, venivano usati sino all'estremo consumo sia d'estate che d'inverno, passati di padre in figlio o da fratello maggiore a fratello minore. Quasi mai si adattavano alla persona che li portava. Le maniche talora erano più lunghe e larghe del braccio, talora più corte e strette. Lo stesso per i pantaloni, larghi a metà gamba con un taglio imperfetto.
Le scarpe di misure sempre più grandi, dei grandi barconi ereditati dal padre o da un fratello, più che ad aiutare a camminare erano d'impedimento, perchè, visto che la maggior parte non portava calze, il piede vi nuotava dentro.
L'igiene era un optional. Mani e viso non toccavano acqua per settimane ed erano lucidi per il moccio accumulatosi per lunghi periodi.
periodi.
lunedì 27 luglio 2026
sabato 25 luglio 2026
La scuola rurale di Annetta negli anni Cinquanta, Sessanta.
La scuola rurale di Annetta raccoglieva gli scolari delle frazioni vicine: Serra D'acino, Lisca, Guglia, Passo Ceraso, Costa, Valentone ecc. All'epoca non c'erano strade e i ragazzi raggiungevano, attraverso i sentieri, la scuola a piedi. Diversi chilometri da fare sia all'andata che al ritorno. C'erano due pluriclassi: prima, seconda e terza con un maestro e quarta e quinta con un altro. La frequenza era irregolare. Spesso gli scolari dovevano sostituire i genitori nel portare gli animali a pascolare. L'edificio era una ex-abitazione. Naturalmente senza riscaldamento. Si sopperiva con un braciere sul quale, a turno, si riscaldavano le mani. Di tanto in tanto, bisognava aprire la finestra per evitare malori per l'ossido di carbonio.
Gli indumenti per la maggior parte degli alunni, erano scarsi e sommari, venivano usati sino all'estremo consumo sia d'estate che d'inverno, passati di padre in figlio o da fratello maggiore a fratello minore. Quasi mai si adattavano alla persona che li portava. Le maniche talora erano più lunghe e larghe del braccio, talora più corte e strette. Lo stesso per i pantaloni, larghi a metà gamba con un taglio imperfetto.
Le scarpe di misure sempre più grandi, dei grandi barconi ereditati dal padre o da un fratello, più che ad aiutare a camminare erano d'impedimento, perché, visto che la maggior parte non portava calze, il piede vi nuotava dentro.
L'igiene era un optional. Mani e viso non toccavano acqua per settimane ed erano lucidi per il moccio accumulatosi per lunghi periodi.
periodi.
Catanzaro 1955(?)
Mio 


