Il 17 maggio presso il salone internazionale del libro a Torino ho presentato il libro: La Magna Grecia.
Dialetto di Conflenti (CZ), paese calabrese situato nella zona centro-occidentale della regione.
Il 17 maggio presso il salone internazionale del libro a Torino ho presentato il libro: La Magna Grecia.
“A Chiazza ” è sicuramente il rione più antico di Conflenti Sottani e ne rappresenta l’anima più autentica e popolare.
Le prime tracce di insediamenti abitativi in questa zona incolta e boschiva, risalgono ai primi decenni dell’anno Mille.
Probabilmente questo piccolo nucleo di “pagliare” si era sviluppato intorno ad un carcere baronale fortificato, una vera e propria fortezza semi-sotterranea, con torri e contrafforti in pietra,con il nome di Triponia, i cui resti sono ancora visibili vicino all’attuale Piazza Sant’ Andrea.
A quei tempi la copertura forestale era molto forte e il letto del fiume, che non aveva ancora eroso la valle, era molto più in alto e lambiva quasi le case, arrivando in alcuni momenti di piena a danneggiarle.
All’abitato si arrivava attraverso la Porta della Guardia alla Rupa (oggi Lupa), che dal fiume risaliva la valle e costituiva l'unico accesso.
Sembra degno di fede quanto viene tramandato a proposito del nobile nicastrese Dano Stella, che di ritorno dalle Crociate in Terra Santa e ridotto in miseria, scelse di venire a rifarsi una vita con la sua grande famiglia su questo lato del fiume Sassa (ora Salso); proprio su quel terreno rimasto nella memoria come “uartu i striddri”(orto degli Stella), costituendo il primo casato nobiliare di Conflenti Sottani.
Con l’arrivo di questa grossa famiglia e con la successiva costruzione della chiesa di Sant’Andrea a cui seguì quella dell’Immacolata, il nucleo abitativo iniziò a prendere consistenza.
Ma fu con l’arrivo dei Vescio, che abbandonarono Martirano per non sottostare al nuovo feudatario e decisero di stabilirsi in questa zona, costruendo il loro palazzo nobiliare su un costone della “Lupa”, che Li Cujjientii Suttani, da piccolo agglomerato di casupole, raccolte intorno alle chiese si trasformarono in “casale” di Martirano.
Il paese iniziava a essere importante e la preminenza dei Vescio, che si costruirono addirittura una loro chiesa patronale, quella di San Giovanni, iniziava a delinearsi . Essa si manifestò per molto tempo a partire dal ‘500 anche nei confronti dell’autorità baronale ed ecclesiastica e continuò a durare fino agli inizi dell’800.
In questo lasso di tempo, a seguito di alleanze suggellate da matrimoni con donne di casa Vescio, arrivarono altre nobili famiglie come i De Medici di Nocera, i Maione di Grimaldi o i De Maio da Cerisano, e furono costruiti palazzi importanti abbelliti dai bellissimi portali che ancora si possono ammirare.
“Chiazza” e “ Immacolata” iniziarono man mano a perdere di importanza col crescere della fama del Santuario che polarizzò verso di sé la vita del paese. La nuova borghesia terriera si insediò su Corso Garibaldi e la parte vecchia del paese divenne più marginale.
Le grandi guerre e le forti ondate migratorie completarono l’opera; la parte bassa del paese che era stata la più vivace e caratteristica iniziò a spopolarsi. Per fortuna le sue feste e la bellezza dei suoi antichi palazzi nobiliari rimangono a ricordarci i tempi che furono.
A partire dalla fine del millecinquecento si diffuse il tutta l’Italia Meridionale il fenomeno delle Congreghe Mariane, e così anche a Conflenti Sottani un nutrito gruppo di persone decise di fondarne una dedicata all’Immacolata Concezione.
La Pia Congregazione dell’Immacolata, secondo il libro delle Regole che ne stabilisce il funzionamento e il comportamento dei fratelli, nacque nel 1667. E anche in quegli anni fu costruita grazie al lavoro e a generose oblazioni dei membri della Congrega e di numerosi volontari la chiesa dell’Immacolata. La Pia Congrega aveva il compito di prendersi cura della chiesa dedicata alla Vergine senza Peccato e organizzare con la cura dovuta i festeggiamenti in suo onore. Inizialmente i membri erano scelti solo tra persone benestanti col tempo poi si allargò alla partecipazione di tutti.
Col passare del tempo però, la congrega laicale che contava oltre cento confratelli, gestendo un buon patrimonio, divenne molto potente e cominciò a deviare dagli originari fini istituzionali pii e religiosi per trasformarsi in un centro di clientela e di potere. Ci furono per questo vere e proprie lotte per accaparrarsi le cariche che garantivano privilegi e sicuri vantaggi economici dall’amministrazione dei beni. Questa situazione di degrado si accentuò agli inizi dell’Ottocento portando a numerose denunce di prevaricazione e nepotismo che arrivarono a investire più volte il Vescovo. Malgrado tutto ciò, la chiesa dell’Immacolata era ormai diventata un punto di riferimento importante per tutta la comunità di Conflenti Sottani, e la festa, con tutto il caratteristico cerimoniale che ci girava intorno, era una delle più sentite.
Nel 1905 la chiesa, a causa del terremoto, venne chiusa al culto per molti anni perché gravemente danneggiata. Eseguiti i lavori di restauro, fu riaperta ai fedeli nel 1929. Durante questo periodo si aggiunse una terza navata e fu rifatta la facciata. Mentre il campanile venne abbassato e portato a terminare con l’attuale loggetta.
Le peripezie della chiesetta non erano però finite: l’alluvione del 1959, che investì la parte del paese dove si trova la chiesa, arrecò altri gravissimi danni alla struttura e di conseguenza il tempietto venne di nuovo chiuso al culto.
Grazie all’impegno della Congrega, alla raccolta di fondi tra i fedeli e all’opera di volontari, la chiesa fu soggetta a nuove ristrutturazioni a partire dal 1965, anche se ancora oggi sono molto evidenti i segni lasciati dall’alluvione.
La chiesa dell’Immacolata che si trova alla fine di via Garibaldi, nel punto più basso del paese, è una chiesa semplice e povera. In questa cornice di povertà spicca la bellissima statua lignea dell’Immacolata Concezione del 1714. La Madonna avvolta in un manto azzurro e con un’aureola di stelle sul capo, schiaccia vittoriosa il serpente sotto i suoi piedi. Restaurata e posta sull’altare maggiore, o sul pulpito, nella navata centrale, nonostante i disastri subiti è rimasta sempre intatta.
La chiesa funziona soltanto in occasione della ricorrenza dell’Immacolata e la domenica delle Palme. Negli ultimi anni il piazzale antistante la chiesa ha subito un grosso crollo riparato grazie alla tenacia del sacerdote, Don Adamo e al lavoro della Congrega e dei volontari. La congrega dell’Immacolata, aperta anche alle donne, esiste ancora oggi. Essa, riconoscibile per la cappa azzurra dei confratelli, collabora e prende parte anche alle processioni e ai festeggiamenti in onore degli altri Santi che si celebrano a Conflenti.
Qualche giorno fa è morta mia nipote Graziella. Aveva 73 anni. Pochi o molti? Per alcuni possono essere tanti, per altri molti. Quando ero piccolo e sentivo che la gente moriva a questa età, mi sembravano tanti. Adesso mi sembrano pochi. Nella vita è tutto relativo. Quando qualcuno ti è vicino, la morte ti coglie sempre di sorpresa. So che lei aveva ancora tanta voglia di vivere e progettava il suo futuro senza pensare che ci fosse una fine. Aveva fatto tanti viaggi e ne programmava altri. Con grande entusiasmo. Poi il male e poi la fine. Tutto è finito. Addio ai viaggi, addio alle amicizie, addio alle passeggiate. Benvenuta nel regno del Signore.
Graziella amava molto Conflenti e il suo progetto era di venirci a vivere in più periodi dell'anno. Il destino ha deciso diversamente. Aveva frequentato il paese sin dai suoi primi anni di vita ritornandovi poi, senza interruzione, sino all'anno scorso. Dapprima in compagnia dei nonni, poi da sola. L'aveva conosciuto popolato di gente e d'animali; con una realtà diversa da quella attuale: un mondo ricco di contadini e artigiani; con un modo di vivere completamente differente da quello della grande città e che l'aveva completamente affascinata. Vivere all'aria aperta la rendeva felice e, da piccola, passava ore interminabili a giocare con parenti e amici. Del paese amava tutto: i silenzi, i rumori, la gente, le vie, le case, la cucina e le piaceva, come in un mondo di fiabe, inoltrarsi nelle sue vinelle. Ne conosceva bene le campagne e vi ritornava spesso.
La sua simpatia le permetteva di creare solidi legami con la gente del luogo e certamente lascia un buon ricordo nelle persone che l'hanno conosciuta.
Tra tutti i miei nipoti ve n'è uno
Ch'è caro e buono quanto l'oro stesso.
Tutti gli altri, uniti, ciascheduno
Soni i seguenti:- nomi uditi spesso-;
Bartolomeo. Panfilo e poi Durante
Procopio, Serafino ed altri ancora.
Antonio era mio padre -un buon mercante -
E, Dante. sono io che vivo ognora.
Or vengo col gioiello dei nipoti:
Marotta Nicolino è il suo nome.
Son troppe numerose le sue doti;
Resta saper: Marotta è il suo cognome!...
'Na mugliere si vo bene a ru maritu
iu criju nun fa mai 'a scustumata.
Si è fauza le vene ru 'ngnuritu
mu fadi certe cose all'ammucciata.
N'esempiu te lu dugnu a sta quartina
chi circu mu la scrivu siparata:
Si quannu tu te lievi la matina
nun truovi la cammisa ch'è stirata;
Si truovi li quazietti spurtusati,
a na ripata 'e scarpe l'ha jettate;
'a giacca e ru cappiellu ammuzzelliati
e re chianelle nun l'ha priparate;
Si dice: Nun me fiju mu me lievu
ca tiegnu 'nu dulure a 'nu rugnune
e punge tantu forte e pue fa pieju
Si te cucinu ppe ra colazione.
Si te dice: va a ra trattoria
mu mangi a menzijuornu e, ppe domane
tu pue mangiare duve mamma mia,
caiu m'arrangiu ccu 'nu muorzu 'e pane.
Frattantu, tu lavuri 'na simana,
e sa puorti a paga quannu vieni,
la truovi cch'è sanata la ruffiana
te ride e tu le dici: bella, tieni
la paga ch'haju fattu fatigannu
ca vasta mu te cumperi 'na vesta
e puru mu mangiamu, senza affannu,
si chiove o jazza o puru fa timpesta.
de sti muglieri ci nne sunu tante,
mariti cumu chistu, puru assai,
e ri muglieri chi su cumu sante:
su pocu chilli chi nun tienu guai...
Note
fauza: falsa muorzu : pezzo 'ngnuritu: prurito
all'ammucciata: di nascosto fatigannu: lavorando Jazza: nevica ammuzzelliati: ammonticchiati
Aju 'nu piccirillu, e de mangiare
Nun tiegnu mancu pane de jermana
Ed' iu na poverella, cch'haju 'e fare?
Lu patre è muortu mo fa 'na simana!...
Aspiettu mu stu figliu se fa gruossu
Mu vadi a fatigare a 'ncuna rasa.
'Ntramente, 'ud'amu mancu 'nu mastruossu;
Miseria, e nente d'autru, intra la casa!
- Coruzzu, nun ciangire statte citu
Ca ccu ssu chiantu tu me rumpi 'u core
Sii piccirillu, ma sii benedittu,
E mammata, è 'ncamata, m'ha l'onore!...
Mo vaju ppe due frasche o dui siccuni
Mu ne scarfamu e, dopu, ppe mangiare
Viju s'abbuscu nu panaru 'e pruni
O due castagne 'e chille rusellare.
Me su ricota ccu ri piedi rutti
Ca scarpe nun ne tiegnu, oh mamma mia!
Cumu campamu sulu ccu dui frutti;
De lu pititu simu all'agunia!...
Ppe r'affittu, me 'mpiegnu lu mannile,
Ca nun vuogliu 'mpignare 'a fide d'oru
E ppe abitare dintra stu porcile
Aju 'e pagare quasi 'nu trisoru!
jermana: segale a 'ncuna rasa: da qualche parte ciangire: piangere 'ncamata: affamata coruzzu: cuore mio pruni: prugne me su ricota: sono rientrata
scarfare: riscaldare abbuscare: trovare campamu: viviamo pititu: appetito dintra: dentro
Persona poco grata è un parassita
Adulto -vera carne da cannone -
Ricorre a mezzi loschi e la sua vita
Alimenta con l'altrui pane ogni boccone.
Sottaniere disgustoso qual serpente;
Sordo sempre ai consigli d'un esperto;
Insolente, ributtante e, certamente
Tragica fine aspetta ed egli è certo
Impara lacgrimando, questo vile
Sorride con disprezzo, falsamente,
Ma quando vien scoperto fa l'umile!
Orribile è quest'essere demente.
Aviamu malandrini a ru paise
Chi lu cugnume eradi Pagani:
Vicienzu, 'Ntoni e Cciccu, mancu i cani,
Terrurizzatu avianu ogni furise,
Li paisani e ppuru 'i furistieri!
E, tutt'i tri, scarpari de mestieri!
'Nu juornu, Ciccu, 'e pressa sinne jiu
Ccu l'uocchi abbuffazzati 'e cazzottuni.
- Vicienzu e 'ntoni: Diesti buffettuni?
- No ! rispunniu Ciccu - l'appi iu!
- Vicienzu: Diceme chine t'ha scaffijatu
Ed iu me mangiu 'u core de stu 'ngratu!
Allura Ciccu, spega cum'è statu:
- E' statu don Frangiscu- lu riccune -
Cumu sapiti, sa ca su' cafune
E, quannu passu vodi salutatu!
- e tu sbrigagnatune, 'u salutasti?
Hai tuortu e perciò chi tu abbuscasti!
Furise: straniero scarparu:calzolaio scaffijatu: schiaffeggiato
Sbrigagnatune: svergognato. abbuscare: prendere botte.