sabato 26 settembre 2026

Il paese non è più lo stesso

 





L'emigrante vive di nostalgia e,  vivendo lontano,  s'illude che il paese, nel corso degli anni, sia rimasto lo stesso. Crede, spera di ritrovare gli stessi luoghi, la stessa gente e gli stessi comportamenti. Non è così.  E' normale quindi che al rientro si senta deluso. Il paese, 
come ogni cosa nella natura, si trasforma. Altra gente, altro mondo. Dobbiamo prendere atto che oggi c'è un modo di vivere diverso rispetto a quello dei tempi passati. Migliore o peggiore? Ognuno lo giudica a modo suo, dipende da tanti fattori.  Io mi limito a definirlo diverso.

Tra Nord e Sud, tra città e paese  non c'è più differenza. La globalizzazione ha portato anche nei paesi diffidenza e indifferenza.

Una  volta, quando ritornavi in estate, l'accoglienza era calorosa e  rientravi a far parte della comunità come se non fossi mai partito. Riprendevi le abitudini di un tempo  e sfruttavi  tutti i momenti della giornata per rivivere in pieno la vita del luogo. Oggi, manchi da poco o da molto, avverti un'atmosfera di estraneità. Se non sei conosciuto rischi di restare isolato. In tempi non tanto lontani se entravi in un bar, prima ancora di ordinare qualcosa, c'era sempre qualcuno che aveva provveduto a pagare la tua consumazione. Se attraversavi una via i compaesani  facevano a gara per farti entrare e offrirti da bere. Oggi, i pochi rimasti, ti guardano da dietro le persiane. Il saluto? Non abita più là. E' persino diventato difficile salutare. Se incontri qualcuno, questi, dopo averti scrutato ben bene da lontano, al momento d'incrociarti si volta dall'altra parte oppure finge di guardare o di parlare al telefonino. Le porte delle case restano quasi sempre chiuse. Per incontrare qualcuno devi spesso telefonare. Ci sono ore in cui  nel paese non incontri nessuno e altre in cui velocemente tutto si rianima dando vita ad una grande movida. I giovani dominano la scena. Nel bene e nel male. La gente si ubriaca con una sagra dopo l'altra, forse per immagazzinare il divertimento che mancherà in inverno. Le feste religiose si vivono più all'esterno che all'interno delle chiese; occasioni di balli e di grandi abbuffate. E ci sarebbero tante altre cose da ricordare per rimarcare le differenze. Io preferisco fermarmi qui e voglio solo ricordare che nonostante i cambiamenti amo il mio paese  con lo stesso amore di prima e  ci ritorno ogni anno con piacere. Ho ancora buoni amici con cui passo momenti piacevoli e  non sono mai solo...con la mia solitudine.

 

 

 

Il ritorno dell'emigrante.

 Da  quando  i conflentesi hanno cominciato  ad emigrare dalla fine dell'Ottocento in poi, ogni anno in agosto, non perdono occasione di tornare al paese. A decine, da paesi vicini e lontani, col treno, in auto, in aereo si sobbarcano ore e ore di viaggio pur di non mancare all'appuntamento.

Rientrano in case vecchie e fatiscenti dove le difficoltà abitative vengono accettate e quindi ignorate.

Che cosa li spinge a questo ritorno? Non certamente  il divertimento. Nei luoghi dove abitualmente vivono le occasioni e i luoghi sono tanti.

Neanche le bellezze artistiche e culturali che al paese sono inesistenti.

La devozione alla Madonna di Visora? Spesso è una devozione a parole. C'è gente che durante il suo soggiorno non entra mai in chiesa.

Difficile capire il motivo. Il paese si ama e basta.  Come dice lo scrittore conflentese Antonio Porchia: "Chi sa perché ama, non ama" L'amore è irrazionale.             


 Inutile spiegarcelo.



sabato 1 agosto 2026

Mese mariano a Conflenti.


 

La scuola rurale di Annetta.

  La scuola rurale di Annetta raccoglieva gli  scolari delle frazioni vicine: Serra D'acino, Lisca Guglia, Passo Ceraso, Costa, Valentone ecc. All'epoca non c'erano strade e i ragazzi raggiungevano, attraverso i sentieri, la scuola a piedi. Diversi chilometri da fare sia all'andata che al ritorno.  C'erano due pluriclassi: prima, seconda e terza con un maestro e quarta e quinta con un altro. La frequenza era irregolare. Spesso gli scolari dovevano sostitituire i genitori nel portare gli animali a pascolare. L'edificio era una ex-abitazione. Naturalmente senza riscaldamento. Si sopperiva con un braciere sul quale, a turno, si riscaldavano le mani. Di tanto in tanto, bisognava aprire la finestra per evitare malori per l'ossido di carbonio.

Gli indumenti per la maggior parte degli alunni, erano scarsi e sommari, venivano  usati sino all'estremo consumo sia d'estate che d'inverno,  passati di padre in figlio o da fratello maggiore a fratello minore. Quasi  mai si adattavano alla persona che li portava. Le maniche talora erano più lunghe  e larghe del braccio, talora più corte e strette. Lo stesso per i pantaloni, larghi  a metà gamba con un taglio imperfetto. 

Le scarpe di misure sempre più grandi,  dei grandi barconi ereditati dal padre o da un fratello, più che ad aiutare  a camminare erano d'impedimento, perchè, visto che la maggior parte non portava calze, il piede vi nuotava dentro.

L'igiene era un optional. Mani e viso non toccavano acqua per settimane  ed erano lucidi per il moccio accumulatosi  per lunghi periodi.


 periodi.

 

 

 

lunedì 27 luglio 2026

sabato 25 luglio 2026

Programma di Felici e Conflenti.



 

La scuola rurale di Annetta negli anni Cinquanta, Sessanta.

 La scuola rurale di Annetta raccoglieva gli  scolari delle frazioni vicine: Serra D'acino, Lisca, Guglia, Passo Ceraso, Costa, Valentone ecc. All'epoca non c'erano strade e i ragazzi raggiungevano, attraverso i sentieri, la scuola a piedi. Diversi chilometri da fare sia all'andata che al ritorno.  C'erano due pluriclassi: prima, seconda e terza con un maestro e quarta e quinta con un altro. La frequenza era irregolare. Spesso gli scolari dovevano sostituire i genitori nel portare gli animali a pascolare. L'edificio era una ex-abitazione. Naturalmente senza riscaldamento. Si sopperiva con un braciere sul quale, a turno, si riscaldavano le mani. Di tanto in tanto, bisognava aprire la finestra per evitare malori per l'ossido di carbonio.

Gli indumenti per la maggior parte degli alunni, erano scarsi e sommari, venivano  usati sino all'estremo consumo sia d'estate che d'inverno,  passati di padre in figlio o da fratello maggiore a fratello minore. Quasi  mai si adattavano alla persona che li portava. Le maniche talora erano più lunghe  e larghe del braccio, talora più corte e strette. Lo stesso per i pantaloni, larghi  a metà gamba con un taglio imperfetto. 

Le scarpe di misure sempre più grandi,  dei grandi barconi ereditati dal padre o da un fratello, più che ad aiutare  a camminare erano d'impedimento, perché, visto che la maggior parte non portava calze, il piede vi nuotava dentro.

L'igiene era un optional. Mani e viso non toccavano acqua per settimane  ed erano lucidi per il moccio accumulatosi  per lunghi periodi.







 periodi.

 

 

 

lunedì 18 maggio 2026

Salone del libro

 Il 17 maggio presso il salone internazionale del libro a Torino ho presentato  il libro: La Magna Grecia.




 

Presentazione



venerdì 17 aprile 2026

'A Chiazza



 A Chiazza ”

“A Chiazza ” è sicuramente il rione più antico di Conflenti Sottani e ne rappresenta l’anima più autentica e popolare.

Le prime tracce di insediamenti abitativi in questa zona incolta e boschiva, risalgono ai primi decenni dell’anno Mille.

Probabilmente questo piccolo nucleo di “pagliare” si era sviluppato intorno ad un carcere baronale fortificato, una vera e propria fortezza semi-sotterranea, con torri e contrafforti in pietra,con il nome di Triponia, i cui resti sono ancora visibili vicino all’attuale Piazza Sant’ Andrea.

A quei tempi la copertura forestale era molto forte e il letto del fiume, che non aveva ancora eroso la valle, era molto più in alto e lambiva quasi le case, arrivando in alcuni momenti di piena a danneggiarle.

All’abitato si arrivava attraverso la Porta della Guardia alla Rupa (oggi Lupa), che dal fiume risaliva la valle e costituiva l'unico accesso.

Sembra degno di fede quanto viene tramandato a proposito del nobile nicastrese Dano Stella, che di ritorno dalle Crociate in Terra Santa e ridotto in miseria, scelse di venire a rifarsi una vita con la sua grande famiglia su questo lato del fiume Sassa (ora Salso); proprio su quel terreno rimasto nella memoria come “uartu i striddri”(orto degli Stella), costituendo il primo casato nobiliare di Conflenti Sottani.

Con l’arrivo di questa grossa famiglia e con la successiva costruzione della chiesa di Sant’Andrea a cui seguì quella dell’Immacolata, il nucleo abitativo iniziò a prendere consistenza.

Ma fu con l’arrivo dei Vescio, che abbandonarono Martirano per non sottostare al nuovo feudatario e decisero di stabilirsi in questa zona, costruendo il loro palazzo nobiliare su un costone della “Lupa”, che Li Cujjientii Suttani, da piccolo agglomerato di casupole, raccolte intorno alle chiese si trasformarono in “casale” di Martirano.

Il paese iniziava a essere importante e la preminenza dei Vescio, che si costruirono addirittura una loro chiesa patronale, quella di San Giovanni, iniziava a delinearsi . Essa si manifestò per molto tempo a partire dal ‘500 anche nei confronti dell’autorità baronale ed ecclesiastica e continuò a durare fino agli inizi dell’800.

In questo lasso di tempo, a seguito di alleanze suggellate da matrimoni con donne di casa Vescio, arrivarono altre nobili famiglie come i De Medici di Nocera, i Maione di Grimaldi o i De Maio da Cerisano, e furono costruiti palazzi importanti abbelliti dai bellissimi portali che ancora si possono ammirare.

“Chiazza” e “ Immacolata” iniziarono man mano a perdere di importanza col crescere della fama del Santuario che polarizzò verso di sé la vita del paese. La nuova borghesia terriera si insediò su Corso Garibaldi e la parte vecchia del paese divenne più marginale.

Le grandi guerre e le forti ondate migratorie completarono l’opera; la parte bassa del paese che era stata la più vivace e caratteristica iniziò a spopolarsi. Per fortuna le sue feste e la bellezza dei suoi antichi palazzi nobiliari rimangono a ricordarci i tempi che furono.

mercoledì 15 aprile 2026

Immacolata Concezione

 

La chiesa dell’Immacolata risale al ‘600

A partire dalla fine del millecinquecento si diffuse il tutta l’Italia Meridionale il fenomeno delle Congreghe Mariane, e così anche a Conflenti Sottani un nutrito gruppo di persone decise di fondarne una dedicata all’Immacolata Concezione.

La Pia Congregazione dell’Immacolata, secondo il libro delle Regole che ne stabilisce il funzionamento e il comportamento dei fratelli, nacque nel 1667. E anche in quegli anni fu costruita grazie al lavoro e a generose oblazioni dei membri della Congrega e di numerosi volontari la chiesa dell’Immacolata. La Pia Congrega aveva il compito di prendersi cura della chiesa dedicata alla Vergine senza Peccato e organizzare con la cura dovuta i festeggiamenti in suo onore. Inizialmente i membri erano scelti solo tra persone benestanti col tempo poi si allargò alla partecipazione di tutti.

Col passare del tempo però, la congrega laicale che contava oltre cento confratelli, gestendo un buon patrimonio, divenne molto potente e cominciò a deviare dagli originari fini istituzionali pii e religiosi per trasformarsi in un centro di clientela e di potere. Ci furono per questo vere e proprie lotte per accaparrarsi le cariche che garantivano privilegi e sicuri vantaggi economici dall’amministrazione dei beni. Questa situazione di degrado si accentuò agli inizi dell’Ottocento portando a numerose denunce di prevaricazione e nepotismo che arrivarono a investire più volte il Vescovo. Malgrado tutto ciò, la chiesa dell’Immacolata era ormai diventata un punto di riferimento importante per tutta la comunità di Conflenti Sottani, e la festa, con tutto il caratteristico cerimoniale che ci girava intorno, era una delle più sentite.

Nel 1905 la chiesa, a causa del terremoto, venne chiusa al culto per molti anni perché gravemente danneggiata. Eseguiti i lavori di restauro, fu riaperta ai fedeli nel 1929. Durante questo periodo si aggiunse una terza navata e fu rifatta la facciata. Mentre il campanile venne abbassato e portato a terminare con l’attuale loggetta.

Le peripezie della chiesetta non erano però finite: l’alluvione del 1959, che investì la parte del paese dove si trova la chiesa, arrecò altri gravissimi danni alla struttura e di conseguenza il tempietto venne di nuovo chiuso al culto.

Grazie all’impegno della Congrega, alla raccolta di fondi tra i fedeli e all’opera di volontari, la chiesa fu soggetta a nuove ristrutturazioni a partire dal 1965, anche se ancora oggi sono molto evidenti i segni lasciati dall’alluvione.

La chiesa dell’Immacolata che si trova alla fine di via Garibaldi, nel punto più basso del paese, è una chiesa semplice e povera. In questa cornice di povertà spicca la bellissima statua lignea dell’Immacolata Concezione del 1714. La Madonna avvolta in un manto azzurro e con un’aureola di stelle sul capo, schiaccia vittoriosa il serpente sotto i suoi piedi. Restaurata e posta sull’altare maggiore, o sul pulpito, nella navata centrale, nonostante i disastri subiti è rimasta sempre intatta.

La chiesa funziona soltanto in occasione della ricorrenza dell’Immacolata e la domenica delle Palme. Negli ultimi anni il piazzale antistante la chiesa ha subito un grosso crollo riparato grazie alla tenacia del sacerdote, Don Adamo e al lavoro della Congrega e dei volontari. La congrega dell’Immacolata, aperta anche alle donne, esiste ancora oggi. Essa, riconoscibile per la cappa azzurra dei confratelli, collabora e prende parte anche alle processioni e ai festeggiamenti in onore degli altri Santi che si celebrano a Conflenti.

 

La morte di Graziella.

 Qualche giorno fa è morta mia nipote Graziella. Aveva 73 anni. Pochi o molti? Per alcuni possono essere tanti, per altri molti.  Quando ero piccolo e sentivo che la gente moriva a questa età, mi sembravano tanti. Adesso mi sembrano pochi. Nella vita è tutto relativo. Quando qualcuno ti è vicino, la morte ti coglie sempre di sorpresa. So che lei  aveva ancora tanta voglia di vivere e progettava il suo futuro senza pensare che ci fosse una fine.  Aveva fatto tanti viaggi e ne programmava altri.  Con grande entusiasmo. Poi il male e poi la fine. Tutto è finito.  Addio ai viaggi, addio alle amicizie, addio alle passeggiate. Benvenuta nel regno del Signore.

lunedì 13 aprile 2026