martedì 19 maggio 2020

Duve viedrri.

Duve vai?
Duve vieddri.

Espressione  di chiaro significato (per i nativi), ma di difficile interpretazione etimologica.
 Dove vai?
Da  nessuna parte.
Ma vieddri che cos'è? Non si tratta né di una persona, né di un luogo, ma molto probabilmente di un verbo.
Tanti hanno cercato di dare una spiegazione, ma non ci sono riusciti.
Ne tento una io, sperando di avvicinarmi al vero.

L'espressione è di origine  latina ed ha subito nel corso dei secoli delle trasformazioni sia nelle parole che nel significato.

Alla domanda ubi is ? (dove vai?)  qualche  volta  si rispondeva: ubi velim (congiutivo presente del verbo volere).  Vado dove voglio ( o in qualunque parte voglia andare).
Un modo elegante per dire: pensa ai fatti tuoi, non devo dire a te le mie cose. 
Nel tempo il velim  iniziale ha subito dei mutamenti: ha perso  la m, ha raddoppiato la l ed ha trasformato  la  e  in ie. Normali trasformazioni linguistiche
.(1)
Quindi: velim, veli, velli, vielli.
A Conflenti (caratteristica del paese) la doppia l  è diventata  -dd  (suono cacuminale) ed eccoci arrivati alla parola vieddi o vie
ddri




Nota 1:  cuoddru (o cuollu) da collum.
 *piecura dal lat. classico pecus; piettine da pecten.

3 commenti:

flavia milioni guerriero ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
flavia milioni guerriero ha detto...

commento di Flavia Milioni Guerriero

Ho trovato diverse forme di questa voce nei vari dialetti contigui, alcuni dicono significare "da nessuna parte" e altri "da nessuna via" (scrivo anche quelle in questi commenti) e, sembrando alcune riportate PER UDITO e NON PER ISCRITTO, potrebbero non corrispondere esattamente nella forma:
adduveddhi (basso Salento)
addreviaddri
addre viaddri
addre va? Addre vieddride
ddre viaddri
ddri viaddri
ddri vieddri
aveddhri (Salento)
addevielli (Calabria centrale)
duvevialli (Calabria giù)
druvi viaddri
a nudra via
Il punto di partenza dal quale potrebbero derivare tutte le suddette storpiature potrebbe essere quello qui riportato http://www.anticabibliotecacoriglianorossano.it/.../Dorsa..., pag.41:
"Duviviellu e vielli (Cosent.), in nessun luogo. Si scorge in questa voce una storpiatura del nullibi, quasi nu-bi-lli (n in d, §. 17); il che viene confermato da un'altra forma nullivi-ellu (Longobardi), la quale nella prima parte mantiene meglio la originale nullibi."
Lat. nullibi = nullus (nessuno, non, nullo) + ibi (ivi, qui, là, lì, in quel luogo).
Inoltre, in molte fantasiose varianti su elencate, è difficile non scorgervi l'influsso di altre parole, faccio alcuni esempi, ma basta una veloce occhiata per notarlo (ovviamente gli abitanti del posto sono più indicati per suggerire altri influssi, perché io sono romana e la prima cosa che mi viene in mente è "an-dove vai"):
- nel 1° elemento (più vicino all'originale) ad-dove; addr-×all-,al- od a- oppure ×naddr-×nuddr-×null-, etc.
- nel 2° elemento (più fantasioso) "via", "vai", "vedi", "vidi", etc.
Invece qui https://archive.org/.../GrammaticaS.../page/n151/mode/2up... (pag.260) scrive che il punto di partenza sarebbe molto più su:
'In nessun luogo'. Come espressione caratteristica d'Arezzo, Dante (De vulgati eloquentia I, 13) cita vo' tu venire ovelle? Questo ovelle dovrebbe significare 'in qualche posto'. L'ipotesi trova conforto nel laziale (Serrone) addovèlle 'in qualche posto'. Per lo più tuttavia l'avverbio appare in forma negativa, nel senso di 'in nessun luogo', su un territorio che si estende dal confine tosco-umbro fino alla Calabria… - omissis -. L'espressione proviene da un'espressione generica ubi velles, … (per il seguito vedi pag.260 del link citato, dove c'è pure un leccese "nu PPARLU addujeddi"!).

flavia milioni guerriero ha detto...

Il mio commento originale su riportato si trova qui: https://www.facebook.com/groups/288124511219764/posts/4773757315989772/