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domenica 5 aprile 2020

Coronavirus.


Vivimu nu momentu difficile. Simu tutti mpurteddrati intra e case. Un sapimu quanu ne fanu nescire. Avimu tutti paura.
A matina, quannu n'azamu, simu cuntienti ca campamu ancora e pue jamu a ra finestra pe guardare si i vicini ce su.
Ne lavamu, ne lavamu, ne lavamu. Ma stu virus è furbu. Ne piglia a ra 'ntrasata, quannu menu te l'aspietti.
Chi ne resta? A speranza. A speranza ca tuttu passa e stu virus sinne va.
E penzare ca ne cridiamu  forti;  c'era gente chi cu ri sordi cridia e cumprare tuttu; ed è bastatu nu virus pe carmare tutti.
Simu nente. A natura è chiù forte e nue.

venerdì 27 novembre 2015

L'Italia che lavora.

C'è un'Italia che lavora e produce in quantità.
Unico neo: l'omaggio alla Coca cola  e di conseguenza  agli Stati Uniti.

lunedì 19 ottobre 2015

Quando fu il giorno di Conflenti.

 
E quando fu il giorno di Conflenti, Dio gli diede di tutto un po', ma non esagerò. Gli fornì l'olio, il vino e l'acqua; fragole e patate; un terreno fertile per produrre fagiolini e peperoni,verdure e pomodori, il grano più volte all'anno. Gli diede la montagna ed i pini; boschi e pianori; grandi castagneti; la pietra per costruire case e chiese; i fichi d'india; i funghi per condire le pietanze; la ginestra per i tessuti delle donne; il legno per  riscaldare e per farne ceste, barili e telai, tini e tinozze; i prati per allevare pecore e capre; le ghiande per i maiali; fichi, noci, mele e pere e tanti altri frutti per l'estate e per l'inverno; il gelso per il baco da seta; la vista sul mare sino alla Sicilia; il clima mite e soprattutto  diede alla sua gente l'intelligenza per potersi industriare, lavorare e vivere con dignità e serenità.
(liberamente rielaborato da " E quando fu il giorno della Calabria" di L. Rèpaci.)

sabato 3 dicembre 2011

Via del Fiume



Via del Campo di  F. De Andrè


 

Via del Fiume


 Tra le tante vie che dal paese portano al fiume ce n’è una, chiamata in dialetto “’a via d’u Fiego”.  All’inizio di essa c’era una  fila ininterrotta di case a un piano e in una di queste, tanto tempo fa, abitava una donna che, tra le altre cose,  faceva anche la prostituta. 

lunedì 24 maggio 2010

Il fiume

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Il Fiume


‘U jume d’i Cujjienti

 Quand’ero piccolo e  frequentavo le elementari ritenevo di abitare in  un  paese fortunato perché, come ci avevo detto il maestro, i fiumi  fanno la ricchezza dei paesi. E il mio ne aveva uno, così come Vienna, Roma, Parigi,  Londra. Non mi era venuto  minimamente in dubbio  che tra fiume e fiume ci potessero essere delle differenze. Allora  per me, un fiume era un fiume; punto e basta. Poi visti  il Po, il  Tamigi, la  Senna, il  Danubio, il Nilo etc, fatte le debite proporzioni,  ho capito che il nostro, di fiume  aveva solo  il nome e che, pur  utile, la ricchezza al paese  non l’avrebbe mai portata. Fiume, certo, lo è per   avere un  suo letto, ma l’acqua, benefica o distruttrice che sia,  quasi come un gioco delle tre carte  appare  e scompare all’improvviso secondo le stagioni  o gli umori del tempo. In effetti il fiume, come il mitico Giano,  ha due volti: calmo e quasi invisibile d’estate; rumoroso  e ingombrante d’inverno. Uno di quei fiumi torrentizi, tipici del sud d’Italia, che, d’inverno, gonfiati da  violenti  temporali,  si riversano a valle  con furia travolgente,  ora ingoiando, ora rigettando tutto quanto gli si para contro;  d’estate invece, per tante vie traverse si perdono in mille rigagnoli tortuosi.