mercoledì 16 dicembre 2015

Storie del passato: chine vò pira

"Mi capitava spesso, grazie alla mia voce profonda, di fare il banditore per i contadini che venivano a vendere la frutta e gli ortaggi al paese. I venditori come luogo di commercio per i loro prodotti sceglievano sempre “u putighinu” e il negozio di sale e tabacchi di donna Assunta. Mi mandavano in giro per il paese con due o tre esemplari di prodotti in mano (fichi, mele, pere, uva). Mi fermavo per le vie, le rughe o gli slarghi urlando a squarciagola: “chine vò piraaaa a quattru lire u chiluuuu a ru putighinu e donna Assuuuntaaaa”. Il compenso stabilito era un canestro del prodotto che avevo pubblicizzato. 

u MESTRU BUTERA (2a parte) dal libro di Enzo Butera: A domani

"Una sera, credo durante la seconda elementare, rimasi a dormire a casa di mio nonno Giuseppe. Al mattino seguente, la sua seconda moglie, nonna Rusareddra, lavandomi il viso e il collo, scoprì dietro a uno dei miei orecchi una crosta. Mi chiese come me la fossi procurata: “Nonna, è il maestro che ci tira le orecchie e con le sue unghie lunghe ci fa male”, risposi. Quella mattina a scuola volle accompagnarmi lei. Andò dal maestro, gli mostrò la piccola ferita e gli disse con chiarezza che se lo avesse rifatto due coltellate non gliele avrebbe levate nessuno. Era un modo di dire spesso usato in varie occasioni, ma detto da nonna Rosaria con la sua proverbiale determinazione e col suo tono di voce aspro e secco, non era una minaccia da sottovalutare. Da allora le mie orecchie furono risparmiate dalle vezzose unghie del maestro Butera."

martedì 15 dicembre 2015

Vastasu

 Vastasu: facchino, persona rozza, incivile.
Plurale:  vastasi


Prov.:
" Ama core gentile e facce l'anni,
Cu li vastasi 'un fare disigni; 
Ca li vastasi su' cori tiranni,
Nun te fau piacire cu li pigni;
Te fannu stare 'njinocchiuni n'annu
E pue dicenu: azate e vatinne"


 vasTASI

TASI: ultima tassa (in ordine cronologico) imposta ai cittadini da alcuni comuni per vessarli ulteriormente. Molto probabilmente ideata da  vastasi.
 

lunedì 14 dicembre 2015

u mestru Butera

Maestro Butera: il primo alla vostra sinistra.

scala d'entrata
"Nel 1946 ho cominciato la mia avventura scolastica: prima elementare, classe mista. Il mio maestro era Giovanni Butera, padre di tre figli, Norina, Licia e Sestino. L’aula: una camera fredda nella sua casa alla quale si accedeva da una scala esterna. Per riscaldamento, il classico braciere. In questa “aula” ho frequentato le prime tre classi. Il maestro, già anziano, una figura esile ma ferrigna, era molto severo, didatticamente molto valido. Si usavano le punizioni per scarso rendimento o per cattiva condotta. Spesso qualcuno finiva dietro la lavagna, posta trasversalmente all’angolo tra due pareti, naturalmente con il viso rivolto verso il muro. Se la punizione doveva essere pesante (ma cosa poteva combinare di così grave un bambino di sei, sette o otto anni?), il maestro tirava fuori da un barattolo dei chicchi di granturco che spargeva per terra con la mano e il ragazzo doveva inginocchiarvisi sopra per qualche minuto (che a noi sembravano ore). 

Presepi nel borgo.


sabato 12 dicembre 2015

giovedì 10 dicembre 2015

mercoledì 9 dicembre 2015