Il 17 maggio presso il salone internazionale del libro a Torino ho presentato il libro: La Magna Grecia.
Dialetto di Conflenti (CZ), paese calabrese situato nella zona centro-occidentale della regione.
Il 17 maggio presso il salone internazionale del libro a Torino ho presentato il libro: La Magna Grecia.
“A Chiazza ” è sicuramente il rione più antico di Conflenti Sottani e ne rappresenta l’anima più autentica e popolare.
Le prime tracce di insediamenti abitativi in questa zona incolta e boschiva, risalgono ai primi decenni dell’anno Mille.
Probabilmente questo piccolo nucleo di “pagliare” si era sviluppato intorno ad un carcere baronale fortificato, una vera e propria fortezza semi-sotterranea, con torri e contrafforti in pietra,con il nome di Triponia, i cui resti sono ancora visibili vicino all’attuale Piazza Sant’ Andrea.
A quei tempi la copertura forestale era molto forte e il letto del fiume, che non aveva ancora eroso la valle, era molto più in alto e lambiva quasi le case, arrivando in alcuni momenti di piena a danneggiarle.
All’abitato si arrivava attraverso la Porta della Guardia alla Rupa (oggi Lupa), che dal fiume risaliva la valle e costituiva l'unico accesso.
Sembra degno di fede quanto viene tramandato a proposito del nobile nicastrese Dano Stella, che di ritorno dalle Crociate in Terra Santa e ridotto in miseria, scelse di venire a rifarsi una vita con la sua grande famiglia su questo lato del fiume Sassa (ora Salso); proprio su quel terreno rimasto nella memoria come “uartu i striddri”(orto degli Stella), costituendo il primo casato nobiliare di Conflenti Sottani.
Con l’arrivo di questa grossa famiglia e con la successiva costruzione della chiesa di Sant’Andrea a cui seguì quella dell’Immacolata, il nucleo abitativo iniziò a prendere consistenza.
Ma fu con l’arrivo dei Vescio, che abbandonarono Martirano per non sottostare al nuovo feudatario e decisero di stabilirsi in questa zona, costruendo il loro palazzo nobiliare su un costone della “Lupa”, che Li Cujjientii Suttani, da piccolo agglomerato di casupole, raccolte intorno alle chiese si trasformarono in “casale” di Martirano.
Il paese iniziava a essere importante e la preminenza dei Vescio, che si costruirono addirittura una loro chiesa patronale, quella di San Giovanni, iniziava a delinearsi . Essa si manifestò per molto tempo a partire dal ‘500 anche nei confronti dell’autorità baronale ed ecclesiastica e continuò a durare fino agli inizi dell’800.
In questo lasso di tempo, a seguito di alleanze suggellate da matrimoni con donne di casa Vescio, arrivarono altre nobili famiglie come i De Medici di Nocera, i Maione di Grimaldi o i De Maio da Cerisano, e furono costruiti palazzi importanti abbelliti dai bellissimi portali che ancora si possono ammirare.
“Chiazza” e “ Immacolata” iniziarono man mano a perdere di importanza col crescere della fama del Santuario che polarizzò verso di sé la vita del paese. La nuova borghesia terriera si insediò su Corso Garibaldi e la parte vecchia del paese divenne più marginale.
Le grandi guerre e le forti ondate migratorie completarono l’opera; la parte bassa del paese che era stata la più vivace e caratteristica iniziò a spopolarsi. Per fortuna le sue feste e la bellezza dei suoi antichi palazzi nobiliari rimangono a ricordarci i tempi che furono.
A partire dalla fine del millecinquecento si diffuse il tutta l’Italia Meridionale il fenomeno delle Congreghe Mariane, e così anche a Conflenti Sottani un nutrito gruppo di persone decise di fondarne una dedicata all’Immacolata Concezione.
La Pia Congregazione dell’Immacolata, secondo il libro delle Regole che ne stabilisce il funzionamento e il comportamento dei fratelli, nacque nel 1667. E anche in quegli anni fu costruita grazie al lavoro e a generose oblazioni dei membri della Congrega e di numerosi volontari la chiesa dell’Immacolata. La Pia Congrega aveva il compito di prendersi cura della chiesa dedicata alla Vergine senza Peccato e organizzare con la cura dovuta i festeggiamenti in suo onore. Inizialmente i membri erano scelti solo tra persone benestanti col tempo poi si allargò alla partecipazione di tutti.
Col passare del tempo però, la congrega laicale che contava oltre cento confratelli, gestendo un buon patrimonio, divenne molto potente e cominciò a deviare dagli originari fini istituzionali pii e religiosi per trasformarsi in un centro di clientela e di potere. Ci furono per questo vere e proprie lotte per accaparrarsi le cariche che garantivano privilegi e sicuri vantaggi economici dall’amministrazione dei beni. Questa situazione di degrado si accentuò agli inizi dell’Ottocento portando a numerose denunce di prevaricazione e nepotismo che arrivarono a investire più volte il Vescovo. Malgrado tutto ciò, la chiesa dell’Immacolata era ormai diventata un punto di riferimento importante per tutta la comunità di Conflenti Sottani, e la festa, con tutto il caratteristico cerimoniale che ci girava intorno, era una delle più sentite.
Nel 1905 la chiesa, a causa del terremoto, venne chiusa al culto per molti anni perché gravemente danneggiata. Eseguiti i lavori di restauro, fu riaperta ai fedeli nel 1929. Durante questo periodo si aggiunse una terza navata e fu rifatta la facciata. Mentre il campanile venne abbassato e portato a terminare con l’attuale loggetta.
Le peripezie della chiesetta non erano però finite: l’alluvione del 1959, che investì la parte del paese dove si trova la chiesa, arrecò altri gravissimi danni alla struttura e di conseguenza il tempietto venne di nuovo chiuso al culto.
Grazie all’impegno della Congrega, alla raccolta di fondi tra i fedeli e all’opera di volontari, la chiesa fu soggetta a nuove ristrutturazioni a partire dal 1965, anche se ancora oggi sono molto evidenti i segni lasciati dall’alluvione.
La chiesa dell’Immacolata che si trova alla fine di via Garibaldi, nel punto più basso del paese, è una chiesa semplice e povera. In questa cornice di povertà spicca la bellissima statua lignea dell’Immacolata Concezione del 1714. La Madonna avvolta in un manto azzurro e con un’aureola di stelle sul capo, schiaccia vittoriosa il serpente sotto i suoi piedi. Restaurata e posta sull’altare maggiore, o sul pulpito, nella navata centrale, nonostante i disastri subiti è rimasta sempre intatta.
La chiesa funziona soltanto in occasione della ricorrenza dell’Immacolata e la domenica delle Palme. Negli ultimi anni il piazzale antistante la chiesa ha subito un grosso crollo riparato grazie alla tenacia del sacerdote, Don Adamo e al lavoro della Congrega e dei volontari. La congrega dell’Immacolata, aperta anche alle donne, esiste ancora oggi. Essa, riconoscibile per la cappa azzurra dei confratelli, collabora e prende parte anche alle processioni e ai festeggiamenti in onore degli altri Santi che si celebrano a Conflenti.
Qualche giorno fa è morta mia nipote Graziella. Aveva 73 anni. Pochi o molti? Per alcuni possono essere tanti, per altri molti. Quando ero piccolo e sentivo che la gente moriva a questa età, mi sembravano tanti. Adesso mi sembrano pochi. Nella vita è tutto relativo. Quando qualcuno ti è vicino, la morte ti coglie sempre di sorpresa. So che lei aveva ancora tanta voglia di vivere e progettava il suo futuro senza pensare che ci fosse una fine. Aveva fatto tanti viaggi e ne programmava altri. Con grande entusiasmo. Poi il male e poi la fine. Tutto è finito. Addio ai viaggi, addio alle amicizie, addio alle passeggiate. Benvenuta nel regno del Signore.
Graziella amava molto Conflenti e il suo progetto era di venirci a vivere in più periodi dell'anno. Il destino ha deciso diversamente. Aveva frequentato il paese sin dai suoi primi anni di vita ritornandovi poi, senza interruzione, sino all'anno scorso. Dapprima in compagnia dei nonni, poi da sola. L'aveva conosciuto popolato di gente e d'animali; con una realtà diversa da quella attuale: un mondo ricco di contadini e artigiani; con un modo di vivere completamente differente da quello della grande città e che l'aveva completamente affascinata. Vivere all'aria aperta la rendeva felice e, da piccola, passava ore interminabili a giocare con parenti e amici. Del paese amava tutto: i silenzi, i rumori, la gente, le vie, le case, la cucina e le piaceva, come in un mondo di fiabe, inoltrarsi nelle sue vinelle. Ne conosceva bene le campagne e vi ritornava spesso.
La sua simpatia le permetteva di creare solidi legami con la gente del luogo e certamente lascia un buon ricordo nelle persone che l'hanno conosciuta.
Tra tutti i miei nipoti ve n'è uno
Ch'è caro e buono quanto l'oro stesso.
Tutti gli altri, uniti, ciascheduno
Soni i seguenti:- nomi uditi spesso-;
Bartolomeo. Panfilo e poi Durante
Procopio, Serafino ed altri ancora.
Antonio era mio padre -un buon mercante -
E, Dante. sono io che vivo ognora.
Or vengo col gioiello dei nipoti:
Marotta Nicolino è il suo nome.
Son troppe numerose le sue doti;
Resta saper: Marotta è il suo cognome!...
'Na mugliere si vo bene a ru maritu
iu criju nun fa mai 'a scustumata.
Si è fauza le vene ru 'ngnuritu
mu fadi certe cose all'ammucciata.
N'esempiu te lu dugnu a sta quartina
chi circu mu la scrivu siparata:
Si quannu tu te lievi la matina
nun truovi la cammisa ch'è stirata;
Si truovi li quazietti spurtusati,
a na ripata 'e scarpe l'ha jettate;
'a giacca e ru cappiellu ammuzzelliati
e re chianelle nun l'ha priparate;
Si dice: Nun me fiju mu me lievu
ca tiegnu 'nu dulure a 'nu rugnune
e punge tantu forte e pue fa pieju
Si te cucinu ppe ra colazione.
Si te dice: va a ra trattoria
mu mangi a menzijuornu e, ppe domane
tu pue mangiare duve mamma mia,
caiu m'arrangiu ccu 'nu muorzu 'e pane.
Frattantu, tu lavuri 'na simana,
e sa puorti a paga quannu vieni,
la truovi cch'è sanata la ruffiana
te ride e tu le dici: bella, tieni
la paga ch'haju fattu fatigannu
ca vasta mu te cumperi 'na vesta
e puru mu mangiamu, senza affannu,
si chiove o jazza o puru fa timpesta.
de sti muglieri ci nne sunu tante,
mariti cumu chistu, puru assai,
e ri muglieri chi su cumu sante:
su pocu chilli chi nun tienu guai...
Note
fauza: falsa muorzu : pezzo 'ngnuritu: prurito
all'ammucciata: di nascosto fatigannu: lavorando Jazza: nevica ammuzzelliati: ammonticchiati
Aju 'nu piccirillu, e de mangiare
Nun tiegnu mancu pane de jermana
Ed' iu na poverella, cch'haju 'e fare?
Lu patre è muortu mo fa 'na simana!...
Aspiettu mu stu figliu se fa gruossu
Mu vadi a fatigare a 'ncuna rasa.
'Ntramente, 'ud'amu mancu 'nu mastruossu;
Miseria, e nente d'autru, intra la casa!
- Coruzzu, nun ciangire statte citu
Ca ccu ssu chiantu tu me rumpi 'u core
Sii piccirillu, ma sii benedittu,
E mammata, è 'ncamata, m'ha l'onore!...
Mo vaju ppe due frasche o dui siccuni
Mu ne scarfamu e, dopu, ppe mangiare
Viju s'abbuscu nu panaru 'e pruni
O due castagne 'e chille rusellare.
Me su ricota ccu ri piedi rutti
Ca scarpe nun ne tiegnu, oh mamma mia!
Cumu campamu sulu ccu dui frutti;
De lu pititu simu all'agunia!...
Ppe r'affittu, me 'mpiegnu lu mannile,
Ca nun vuogliu 'mpignare 'a fide d'oru
E ppe abitare dintra stu porcile
Aju 'e pagare quasi 'nu trisoru!
jermana: segale a 'ncuna rasa: da qualche parte ciangire: piangere 'ncamata: affamata coruzzu: cuore mio pruni: prugne me su ricota: sono rientrata
scarfare: riscaldare abbuscare: trovare campamu: viviamo pititu: appetito dintra: dentro
Persona poco grata è un parassita
Adulto -vera carne da cannone -
Ricorre a mezzi loschi e la sua vita
Alimenta con l'altrui pane ogni boccone.
Sottaniere disgustoso qual serpente;
Sordo sempre ai consigli d'un esperto;
Insolente, ributtante e, certamente
Tragica fine aspetta ed egli è certo
Impara lacgrimando, questo vile
Sorride con disprezzo, falsamente,
Ma quando vien scoperto fa l'umile!
Orribile è quest'essere demente.
Aviamu malandrini a ru paise
Chi lu cugnume eradi Pagani:
Vicienzu, 'Ntoni e Cciccu, mancu i cani,
Terrurizzatu avianu ogni furise,
Li paisani e ppuru 'i furistieri!
E, tutt'i tri, scarpari de mestieri!
'Nu juornu, Ciccu, 'e pressa sinne jiu
Ccu l'uocchi abbuffazzati 'e cazzottuni.
- Vicienzu e 'ntoni: Diesti buffettuni?
- No ! rispunniu Ciccu - l'appi iu!
- Vicienzu: Diceme chine t'ha scaffijatu
Ed iu me mangiu 'u core de stu 'ngratu!
Allura Ciccu, spega cum'è statu:
- E' statu don Frangiscu- lu riccune -
Cumu sapiti, sa ca su' cafune
E, quannu passu vodi salutatu!
- e tu sbrigagnatune, 'u salutasti?
Hai tuortu e perciò chi tu abbuscasti!
Furise: straniero scarparu:calzolaio scaffijatu: schiaffeggiato
Sbrigagnatune: svergognato. abbuscare: prendere botte.
De stu munnu le cose cchiù belle
Sunu 4 si cridi o nun cridi.
Si cce cridi te dicu le "stelle"
Chi cchiù lucenu e, quasi, le bbidi.
La cchiù bbona de tutte è SALUTE;
senza 'e chista lu riestu 'u' dd'è nnente:
- Me l'hau dittu persune volute,
Ed iu vuogliu mu lu tieni 'mmente.
La "sicunna", cchiù bella è ra DONNA;
Senza chista nessunu è a ru munnu!
Nun cc'è unu chi 'e notte nun sonna,
E, sinnò, si te suonni 'u' dd'è ssuonnu!
?Nquantu 'a terza, edi bella daveru;
Sulu 'a donna avimu chi 'a passa.
u scommettu, e cchistu lu speru
Ca, ccu mmie, aju tutta la "massa"!
Sunu i JURI, ca tutti lu sau;
Cchi culuri; ch'adduru olezzante;
Cchi bellizza e bbiduta chi fau,
Mo iu criju ca chistu è bastante...
Ppe ru riestu, 'a quarta è DINARU;
Senza 'e chistu tu sii disperatu.
Chista rrobba è chi fadi l'avaru!
Tuttu 'u riestu è nu trunzu gelatu!...
note:
lucenu : brillano adduru: odore trunzu: torsolo
Avevo vent'anni ed era solo ieri, con tanti sogni e speranze nel mio cuore, poi gli anni son passati come un lampo, finiti i sogni ed anche le speranze, vivo sol di ricordi e di rimpianti.
'A castagna, 'nu fruttu prelibatu,
De ste manere tu la pue mangiare.
' Nu modu è quannu 'a corchia hai cacciatu,
T'ha mangi CRUDA - senza cocinare.
Lu sicunnu: La castagna è sapurita
Quannu la mangi dopu ch'è 'MPURNATA,
Allora ccu ru vinu edi squisita
E te pue ricrijare 'na sirata.
La terza: s'è pilata e macinata
E d' 'a farina PANE tu n'hai fattu,
Cce scummettu ca tu fai 'na scialata;
Lu sue sapure te venire mattu...
Quartu: vai 'mparadisu s'è BULLUTA
Lu quintu modu, è quann'è PPILATA
Lu sestu, è quannu tuni l'hai ARRUSTUTA,
Mo assettate e fattinne 'na mangiata
Note:
corchia: buccia 'mpurnata;:infornata scialata: divertimento
assettate: siediti.
Aviadi, stu patrune, 'nu palazzu
Cumu 'na meraviglia ppe bellizza.
Portava nnu signale a nnnu vrazzu
Ca 'u patre l'ammazzaru intra 'na lizza!
E quannu caminavad' a ra chjazza
Ogn'unu le usava gentilizza,
E, ppe bastune, usavadi 'na mazza
Mustrannu. ccu ra forza, la "grannizza"! ...
Li ricchi, ognunu sa, sunu 'na razza
Ch ppe nessunu mustra tenerizza.
Ognunu ppe ru riccu, va e s'ammazza
Ca cride c'hadi fattu 'na prodizza...
Lu gelunaru, ru, ppe nu "piezzu"
S'ha ruttu schina, piedi, gamme e bbrazza
E aru liettu sue, ha ppe ccapizzu
'Na massa cummegliata - 'na timpazza...
- Mo nun me fidu cchiù pemmu "m'ammazzu"
Ppe ttie. Iu su' chjinu de sporchizza
Mentre chi tuni stai intr'u palazzu,
Ed iu, 'na turra chjina de munnizza!...
Si tu vue fare "u riccu" usa 'e vrazza
Cumu zappavi iu - de picciulizza -
Invece mu a re mani puorti 'a mazza,
Allordale 'e sudure e dde stanchizza!...
vrazzu: braccio gelunaru: colono sporchizza: sporcizia
monnizza : mondezza
Allordale: sporcale
'Nu juornu nu mastinu se frugau
Mu muzica nu gattu chi dormia.
Cridiennu ca ccu sulu chi latrau
Lu gattu se spagnava e sinne jia.
Invece mu lu gattu s' 'a scappava,
Ccu re zampe, lu cane rascau tuttu
E, latrannu chillu cane sanguinava
De li rascuni chi le fice 'u gattu.
Lu gattu mai se spagna de lu cane.
Perciò, lassa mu dorme a nnu cantune.
'U gattu nun abbaia o circa pane;
Lu cane latra sempre ed è mangiune.
Ma tu te cridi ca lu gattu è miegliu
De lu mastinu cane farabuttu.
Lu cane ad ogni scrusciu è rivigliu;
Sulu li surici risbiglianu lu gattu.
- Na vota, lu guinzagliu rascinannu
Nu cane, jiadi appriessu a ra patruna
Chi, se girau e ddisse -ccu cumannu-
-Acchiapa lu guinzagliu, e me lu duna!
- 'U cane lu pigliau e ru projiu
A ra patruna, e lestu, lu pigliau
E versu 'a casa illu proseguiu:
... A mie meravigliatu me lassau!...
Dante Raso
frugau: lanciò muzica: morde
spagnare: aver paura rascinannu: trascinando
rascare: graffiare projire: porgere.
'Nu surice, ccu pilu assai lucente,
-Criju ca, tra illi, è mestru 'e scola,-
Luntanu illu sta dde la taggliola
E, si camina , appena chi se sente.
A ri cumpagni, illu l'ha 'nsegnatu
l'arte mu luntanu stai d' 'u gattu
Lu quale notte e juornu mattu mattu
Illu sa ca " no" surice è passatu.
Passavanu li juorni - era scuratu-
Quann'era notte, nesce a scorazzare
Pp 'ncunu pocu 'casu ppe mmangiare
Ccu ra pagura d'essere " mangiatu"...
Donna Richetta, la patruna 'e casa,
Vilenu dappertutto avia spannutu
Ca la tagliola nun cce avia potutu
CCu tuttu ca cinn'era ad ogni rasa.
Cum'haiu dittu supra, lu "maestru"
Cumu nesciu nne vide "unu " muortu
Abbilenatu, disse : iu haiu tuortu;
Vilenu, 'un n'haju vistu a nu simestre!
Pperò , cumu lu vitte, restau 'ntattu
E disse: tu sii muortu abbilenatu
Ppecchì nessunu t'hadi cummannatu
Mu vai... e fu acchjiappatu de lu gattu!
scuratu: diventato buio
nesciu: uscì
Spannuto steso
pagura: paura
Haju saputu ca cce sunu gente
Chi cumpranu terreni supra a luna.
ppe quantu sacciu iu, llà, nun cc'è nnente;
No cani e gatti e mmancu 'na persuna.
Se dice ca a ra luna, 'un chiove mmai
E ca la neglia, è sulu in Inghilterra.
E, si nun chiove, tuni, cumu fai
Mu crisci 'na lattuca, a chilla terra?
Eppure, quannu jisti, tu pisave
dicimu, cientu chili; e mo lu sai
Ca , llà, sii bbinti chili? E te scordave
Ca te vau "granni" li vestiti ch'hai?
Lu sule 'un nesce mmai e mai tramonta;
A ra luna le cose ccussì ssunu,
De l'anni chi tu hai, llà' te cunta
'na tridicina, e cchiù, ppe ogni "unu".
figurate ca ere 'e cinquant'anni
Quannu partisti e jjisti, tu a ra luna
Lu sai ca mo sii cchiù dde siecent'anni?
Ccu cchista età, pue fare tu furtuna?
Dante Raso
mancu: neanche neglia: nebbia
Quannu unu è viecchiu nullu 'u po vidire;
mancu lu propriu figliu ch'ha crisciutu.
Si 'nu bicchieri d'acqua vodi avire,
chistu fa finta ca nun l'ha sentutu.
si se lamenta c'hadi 'nu dulure
dice ma chi hai? Duve te gnure?
Quannu unu è viecchiu e nun po caminare
ha pe m'usa grucce, si vo jire
ha voglia mu se sporza de gridare
si la famiglia sua 'un vo sentire.
pare ca i figli 'un lu sanu
ca u patre s'è acciuncatu fatigannu...
Quannu unu è viecchiu circa mu fa signu
ca vo jire a ru liettu ppe curcare
Lu figliu l'ha capitu, ma ppe 'mpignu,
grida, arrabbiatu: ma 'un me siccare.
lu viecchiu circa ppemu fa capire
ca sulu titi aiutu vodi avire...
Quannu unu è viecchiu vorria riposare;
ma la famiglia pare fatta apposta
mu fa baccanu cchiù ca nne po fare,
e 'nu minutu sulu mai nun sosta.
Lu patre 'un po parrare o caminare
mancu nullu retta le vo dare.
Quannu unu s'è mmecchiatu puzza a tutti,
e chistu lu sau tutti e sunu fatti.
'Ncappacitatu, passa juorni brutti;
Si tu cce piensi cc'è de nescire matti
E ra famiglia tutta ha fattu vutu
mu 'u patre scatta e crepa 'ntra u tavutu.
Dante Raso
Note: gnure: prude acciuncatu: azzoppato curcare: coricare
tavutu: bara mmecchiatu: invecchiato
Si stassi a mie mu muoru a modu miu
iu me scegliesse la migliore morte;
'na morte duce. A quantu sacciu iu
du Paradisu aprenu le porte.
quantu te staju a dire è propriu veru
si lieji fina a sutta, cumu speru.
Prima de tuttu vuogliu pemmu campu
passatu i novant'anni; chistu, aguru.
la vita è tu lu sai cumu nu lampu
veloce; mo cc'è luce e mo cc'è scuru.
Si quantu dicu pare fisseria
Tu fa' cumu te dicu : Cridi a mia...
Mo viegnu e dicu cumu aju pensatu
mu muoru, s'illu arrivu a novant'anni:
Aju scegliutu mu muoru ammazzatu
da 'nu maritu de trentaquattr'anni.
Ha vistu ca la moglie me vo bene;
m'ammazza mu me caccia de sta pene...
Si a ru 'mpiernu ancore nun c'è postu
aju me suoffru supra chista terra
ansina chi fau largu. Ad ogni costu
iu circu non mu muoru, e fazzu guerra.
Si ancunu a mie me vo parrare a forza
le stringu 'u cuollu cumu intra 'na morza...
Mo sugnu all'ottantina; ancora vivu
e dicu iu pecchì nun sugnu muortu;
Migliara sunu i numeri intru 'u crivu;
'u scuotulanu, e dde illi unu nn'è suortu.
Pue diciu: Hanu tiratu chistu a casu
Und'è ru nume de Dantuzzu Rasu...
Dante Raso
ancunu: qualcuno crivu: setaccio scuotulannu: scuotendo
Squatricijannu mu se scatturava
e parica sputava 'nterra 'u fele,
'Na musca gridazzara s'affannava
Ch'era 'mpilata 'ntra nu piattu 'e mele.
- Chi te 'ncugna! 'Un 'bbacchi de gridare!
Le disse 'n'autra musca ciotarella.
- Stu mele a mie m'ha fattu ricrijare
Ma mo me spagnu ca cce appizzu 'a pella!
Dante Raso
squatricijare: dimenare (si) scatturare: liberare
parica: sembra ricrijare : gioire 'mpilare: infilare 'bbacare: smettere
spagnare : avere paura
Si tu avissi granne 'nu palazzu
quant'è ru Vaticanu de grannizza
ca pare cumu fuossi 'na fortizza
ca si lu vidi te fa jire pazzu.
Cchi ne facissi de tanta ricchizza
ca sulu mu pulizzi chilla chiazza
chi mai se vide nente de famazza
ca quannu cce spassiji è 'na bellizza?
Unnicimila stanze pe mu spazzi,
ca tante sunu; ogn'una senza priezzu.
La serva ch'ha mu stuja ad ogni pizzu
consuma armenu 'nu quintale 'e strazzi.
Si duormi ad ogni stanza 'na nottazza,
ccu 'na mugliere chjna de ducizza,
tantu sudure de la frunte schizza;
cce pue minare certu ccu 'na mazza.
Ogne juornu cangiamu ccu certizza,
criditime cce vo 'na picculizza
de anni cchiù de trenta e, ccu saggizza,
sulu pensannu lu core se spezza...
Unnicimila nuotti 'e cuntentizza,
'na stanza differente mu scorazzi.
Muglierta avia vint'anni e mo:Vecchizza,
e tu, lu stessu; hai voglia mu t'ammazzi...
Dante Raso
Note: famazza : sporcizia stujare: pulire; spolverare
O donne, se ammalate vi sentite,
badate, un ciarlatano non chiamate,
costui chiamando, certo, voi finite
che corpo e tasca presto rovinate.
Qualunque sia il dolore che soffrite
vi dico, se un momento m'ascoltate,
che l'unico rimedio, se capite,
è quello di mangiare assai patate.
Mangiando peperoni voi morite;
e tutte l'altre cose prelibate
son peggio più che bere l'acquavite.
So pur che tante donne son passate
all'altra vita e, voi ancor smentite
che le patate sole v'han salvate.
Dante Raso
Son vecchio , ho tant'anni sul groppone;
mi guardo nello specchio ed ho vergogna,
Con tutto ciò, la vista di una donna,
In un momento gonfia il mio polmone...
Il mondo è stravagante; assai birbone,
Chi ride, v'è chi piange e i dispera;
Il mondo, amici miei, è una chimera
E chi ci va d'appresso è un gran minchione...
Il cane, credo io, è più felice:
non paga mai pigione, né lavora;
Non chiede mai permesso e sempre dice:
" non vestimenta, e libero è l'amore"
Al mio padrone io gli vado "dietro"
Ma lui sta distante più d'un metro!...
Dante Raso
Ricordo che venivan da lontano
Le magare o zingare chiamate,
Abitavano un quartiere malsano
I ragazzi le scagliavano petrate.
Ma il maltrattamento era invano
perché lor diventavano disperate;
E per un tozzo o un panin di grano
Pomettevano ricchezze esagerate.
La fortuna leggevano dalla mano
Rivelator di cose mai sognate;
Col modo insinuante, pian piano,
Partivan con le tasche caricate...
Dante Raso
Se l'acqua è limpida
E voi bevete
Di questo liquido
senza colore,
Non passa molto
E vi accorgerete
Che presto o tardi
Con ciò si muore.
Forse che pure
Col rosso vino
Si vive poco
In questo mondo,
Ma, se non altro
Solo un pochino
Si vive allegri
Qual vagabondo...
Dante Raso
Nel mondo mai nessuno dir dovrebbe:
" Io sono giusto quanto san Michele"!
Se vuoi puoi dire - e pur male sarebbe -
" Un tal dei tali è buono quanto il miele"...
Ricordo quando nacque il mio asinello
Dissi fra me: " " E' nato un animale" !
Una persona è sopra quel livello
Ma, come lui, lavora tale e quale!...
Se ami il vanto e godi strombazzare,
Pensa che un uomo sei e, forse. ignaro
Che il troppo vanto non è salutare
E figuri tale come il mio somaro.
Dante Raso
Fuoco: costruttibile. essenziale.
Importante per cuocere vivande,
per scaldare la casa,
per fondere il metallo;
e generare vapore.
Manipolarlo è facile;
fuoco, vita universale!
Ma quando è male usato
diventa il più terribile nemico.
Dante Raso
La donna è fatta per fare impazzire,
sia bella o brutta come la civetta.
quando l'avvisto, mentre che si affretta,
già mi sento sul punto di morire.
La donna, veramente è assai diletta,
ma sul mio onore giuro, e posso dire
che mai la guardo in viso se seguire
io la dovrò; la guardo a la calzetta...
Guardandola sil viso apporta guai,
perché si guarda in alto e, in un istante
puoi dar col grugno a terra, e poi vedrai
di stelle ricoperto il pavimento...
Invece, se tu guardi il bel piedino
risparmi il naso e guardi il tuo cammino.
E' più sicur guardar la sua scarpetta,
perchè racchiude certo un bel piedino,
e, se il mio sguardo va più su un pochino
egli è perchè mi gusta e assai m'alletta...
M'incanta mentre ascende una scaletta
perchè la veste " ascende" più un pochino,
A me mi disse, un giorno, mio cugino:
"La donna è amata quanto è maledetta".
Con questo mio sonetto da cestino,
Che legge male come una ricetta
d'un ciarlatano medico cretino.
io dico sempre: Chi più n'ha ne metta
e. trattando del sesso femminile,
Chi non ne dice bene è solo un vile.
Dante Raso
Non mi ricordo mai d'avere scritto
un bel sonetto giusto e regolare,
perciò non ho ragione nè diritto
a scriver tutto ciò che non so fare.
Ognun, credo io, che tiene la mania
di scriver quattro versi, presto invoca
la Musa e, senza manco ortografia,
fa versi e fa venir la pelle d'oca.
Sgrammaticati e privi d'ogni senso
I miei bei versi son la seccatura
dell'editore e d'altri cui mal penso
Perché, con faccia tosta addirittura,
scrivo e riscrivo con ardore intenso,
credendomi un poeta per cultura...
Dante Raso
A cento miglia all'ora tira il vento
e abbatte e schianta fin dalle radici.
In quel momento sembra che nemici
gli uomini sian di Dio, del Sacramento.
Le case stanno in piedi proprio a stento
ed il rimbombo apporta gran terrore
e l'acqua già imperversa con furore
ed i ruscelli gonfia in un momento.
Poi tutto tace e dopo poche ore
una novella vita si respira
e non si pensa più che pur si muore.
Il cielo è chiaro ed ogni campo è in fiore;
Il popolo è felice e tutto è in festa
che tutto è in calma dopo la tempesta.
Dante Raso
Il povero colono s'arrossiva
Al Sol rovente, qual bistecca al fuoco,
Mettendo grano assai, p'aver si poco
Pane, che il vil padron gli consentiva.
L'Estate fu abbondante; tanta roba!
Che non avea raccolto altro colone,
Ora ch'è qui, e pronta, il vil padrone
La porta via, lasciandogli la gobba.
Non possedeva nulla in questa terra
Quel poveretto che soffria la fame,
Tutto costava caro per la guerra.
Oggi il ricco padron nuota nell'oro,
Mentre il gobbo colon morì di fame
Senza goder del frutto del lvoro.
Dante Raso
Com'una bella rosa damaschina
Sapete è la fanciulla alla prima ora.
Si bacia quando ancora è una bambina
E quando è più grandetta la si adora...
Si bacia e pur si adora sempre ogn'ora;
appena giunge alla sua primavera;
Allora, come sboccia, ognuno adora
il suo candore e la sua chioma nera...
Dieci anni si mantiene sempre in fiore
e, forse, molto più se c'è chi l'ama;
Se no, ben presto secca e se ne muore...
per quanto un fior sia bello e sia di fama,
il fiore perde subito il vigore,
Se non c'è chi lo coglie nell'amore.
Dante Raso
Un braccio che incompassa fin l'estremo
limite della vita e può su tutto.
Con la sua ombra copre l'universo,
Calpesta ovunque senza lasciar traccia,
Dovunque in ogni istante, perenne,
insaziabile, ineluttabile, invidiabile.
D'una grandezza che non ha misura;
Rapida tanto che al pensier rivale
E senza che domanda, via trasporta
Quel che pretende, e quel che a te è più caro.
E non ha cuore, e quel che a te è più caro,
E non ha CUORE... La morte...
Dante Raso
Un uomo qusi in cenci e tutto sporco,
piovendo, scaricava del carbone
A casa d'un signore, un gran riccone
in questa gran città di New York.
Al tocco si sedette in un cantone.
Inzuppato di pioggia, e tutto stanco,
E d'una pietra se ne fece un banco,
E si mangiò di pane un sol boccone.
Appena ebbe finito, difilato
a casa ritornava il buon garzone
perché di polmonite era malato...
Di freddo morì quel disgraziato
per non avere avuto del carbone
avendolo portato al suo padrone...
Dante Raso
Ha gli occhi, quali stelle, porporine
Le guance; e poi, più giù vi fa vedere
I trentadue gioielli in suo potere
ascosi tra le labbra coralline.
Le braccia, ha modellate e le manine
affusolate, senza alcun difetto.
Avvinto vorrei stare sul suo petto
In un suo abbraccio dolce senza fine...
A Venere somiglia, nulla eccetto,
ed io vorrei morire in contemplare
quella beltà che supera il perfetto
E sulle labbra la vorrei baciare,
perchè m'attira come calamita...
Per un amplesso le darei la vita.
Dante Raso
O Primavera piena di splendore:
da dove pigli l'olezzo dei fiori
Ed i colori dell'arcobaleno;
Le fronde degli alberi, il zeffiro,
Degli angeli le piume d'oro;
Il fulgente sole che riscalda
Le limpide acque dei ruscelli
Il verde dei prati; la rugiada;
L'indaco del ciel sempre sereno?
O Primavera: il mondo intero alletti;
In tutto quasi Tu sei sovrana,
- Solo la DONNA hai che ti sorpassa!...
Dante Raso
Tu, che dai soavi occhi sei capace
d'abbagliar la mia vista,
e penetrare dentro il cuore mio
qual lama avvelenata,
perchè tardi a venire?
dolce è la morte quando si è stanchi
del calvario umano...
Deh, sbrigati, vieni!
Dante Raso
In ottant'anni, di noto nulla feci,
Amai la mia consorte
e sette figli ebbimo
e sempre lavorai per l'esistenza
acciò sani crescessero i miei figli.
D'un tratto un bel giorno un grosso ipodermico
scaraventato bene
della gentile Musa,
dimenicar mi fece
ogn'altra cosa tanto
che solo vidi versi ...
e versi assai ho scritto,
I miei sogni presto s'avveravano
quando alla luce venne
" SUONNI ABBERATI" - Amen.
Dante Raso
Avissi fattu, mai tu sporcacciune,
N'uovu de sta manera jancu e gruossu?
Tu sii 'nu puorcu grassu assai mangiune;
Iu mangiu pocu, ma cacu stu mastruossu!
- _ Si iu potesse currere bastante -
Disse ru puorcu a ra bella gallina,
Iu t'acchiappassi - unita a tuttequante -
E bbe spinnassi tutte a 'na matina!
- Tu piglia n'uovo disse ra pullastra
Si sii malatu, sani prestamente,
Invece, tu 'mpicatu a ra camastra
t'hau dde lavare ccu l'acqua vullente!
Macare ca lu puorcu era 'mpicatu
Se gira e disse a ra bella gallina:
" Cce vodi lardu a l'uovu cucinatu,
'Na fella 'e carne 'e puorcu ogni matina.
' Nu piezzu de prisuttu preparatu
'Na fella e capiccuollu ccu faggioli,
'Na suppressata, e puru 'nu stufatu,
Ccu bbinu de cinqu'anni, e ravioli
Sazizza ccu ru forte, dui curracchi,
Sazizza ccu ru forte, dui citruoli;
'Nu pocu 'e logna 'e lavra tu te smacchi;
A carne 'e puorcu è meglia 'e tu chi voli!
Dante Raso
' Na pignata vicinu a ru fuocu,
Ccu ssurache de intra, cocia
'Ntieri 'a vampa ch'ha fattu lu cuocu;
A ra rasa, 'na gatta dormia.
Supra lu tribbitu 'nu quadariellu
chi stufava 'a carne d'agniellu.
'Nu granne furnu ppe' cce 'mpurnare
'U pane ch'era dintra 'a majilla.
Cce voze assai ppe ru potire "fare"
Ca, a levatina, era n'ugnilla.
Ma mo ch'è fattu nue lu scanamu
pue 'u 'mpurnamu e nn'u mangiamu.
Cchiù chiravia c'era n'armigiu
E, supra chistu, cc'è ru varrile
Chi ha ri circhi pittati grigiu
Cumu la porta de lu porcile.
Intr 'u varrile acqua 'e Trazzinu
Ppe tutti i figli; ppe Tata: Vinu!
Tri o quattru seggie mise a ra destra;
- Tutte 'mpagliate ccu bbudda fina.
Una stavia 'ntieri a ra finestra
E, l'autre tri, intra 'a cucina,
Supra i tijilli li ceramili
Chi ogned'unu pisa ddui chili...
L'astracu edi mattune russu
Chi l'adi fattu lu Tata miu.
Nun c'edi nente veru de lussu
Ca tantu n'adi mannatu Diu.
Mo, tata è muortu, illa nun cc'e nullu,
Percù me fiermu e mintu lu " BULLU" !
Dante Raso
' Nu cuocciu de simente - pare ssicca -
Ma cc'è nnu mezzu e lu fa germogliare
Faciennu 'nu vermuzzu chi se 'ncricca,
E mmangia appena appena ppe campare.
Cce dunanu, ppe pastu, pampinelle
De cìuzu, spitazzate minutille
Quantu 'nu murzariellu 'e tagliarelle
Ppecchì, hau re vuccuzze piccirille.
ma, chjanu chjanu 'ngrossanu bastante
Chi a sti viernm nun le vasta nnente.
Cinquanta juorni e cchiù, sempre costante.
Nun mangianu nent'atru e, sulamente
ccu pampine de cìuzu 'u bacu crisce.
Nne mangia ttantu senza chi cc'è cuntu;
Mangia, mangia e mangia e mai finisce
Si nun arriva a chillu certu puntu.
Se dice - ma è bberu - ca se mangia
Ottantamila vote lu sue pisu
De pmpine de cìuzu, quannu cangia
E 'ncigna a ffare 'u bozzulu. Suspisu
Supra 'na frasca - saglienu illi stessi -
Sti bachi incomincianu a ffilare
' A sita 'ntuarnu attuiarnu e, indefessi
Filanu, filanu e fermanu 'e mangiare.
Dante Raso
'ncriccare: salire ciuzu:gelso
Un millennio si sciuperebbe invano
In cancellare Frano Berardelli;
La Via, in suo onore, in Martirano;
Tutti i suoi Poemi - veri gioielli -
Indelebile un ricordo: Uomo urbano
Riconoscente più che suoi fratelli
- Credetti della Bibbia o del Corano -
E amava sia le bestie che gli uccelli...
Io sono il possessor d'un solo brano
Dei poemi ch'Egli scrisse. Così belli
Tanto che par mi stringono la mano.
- Rivolgo una preghiera a tutti quelli
Che il nostro Franco adoran da lontano:
" Preghiamo Dio pel gran Poeta Umano!
Dante Raso
La Madonna di Visora
(che si celebra in Conflenti l'ultima domenica di Agosto.
Alla cara cugina Jannie Marotta.)
La Vergine Madonna di Visora
La più bella.la più miracolosa,
L'Italia tutta questa Madonna adora
E la Calabria e Conflenti è orgogliosa.
In agosto si celebra la festa
E pel paese, questo è un grande evento.
Tra la folla mai si vede faccia mesta;
Il popolo festeggia ed è contento.
A destra e a manca della gran piazza,
Vendolieri che vi offrono fritture;
Melanzane imbottite, e chi schiamazza
Per il cacio con i vermi, le verdure;
Uve, ciliegie. fichi e pur granati,
Confetti. pasticciotti, cavallucci;
Spumoni ed oggetti profumati
Per le ragazze che pieni hanno gli astucci.
Sul secolare albero la banda,
Che suona melodie armoniose.
I fuochi pirotecnici che mandan
Splendori nelle notti gloriose.
Brooklyn NY
Febbraio 5, 1960 Dante Raso
(In ricorrenza del World Poetry Day)
Non debbo dire "No" al mio pensiero
Quando mi suggerisce a dir qualcosa
Di Franco Berardelli - il nuovo Oméro" -
Compianto gran poeta, or che riposa...
" Era Grande quando ancora sul primévo
Della vita e, a passi lunghi, era salito
Sull'Apice e i poeti del Medioevo,
Lui, abbagliava con talento inaudito...
Ma, la morte, più potente e assai gelosa,
Credette di troncar tanto talento
Togliendo al mondo la più gloriosa
E giovine persona, in un momento!...
La morte vinse, ma Franco Berardelli
E' nel cuor di tutto il mondo che l'adora,
e perenne, sulla tomba son gli uccelli
Che solfeggian i suoi versi ogn'Aurora!...
Brooklin, N. Y.
Ottobre 15, 1959 Dante Raso
Da quando tu passasti all'altra vita
Rosina mia adorata, mio tesoro
Restai ferito e cerco chi m'addita
La via che puà condurmi a te che adoro.
Sono molto vecchio e già cammino a stento,
Con ogni passo a Te io m'avvicino:
Poichè il mio cammino è molto lento
Io dubito arrivare al domattino...
Tant'anni son passati da quel giorno:
Dal luogo dove tu sei sotterrata
So ben che non farai più ritorno,
Povera mogliettina sfortunata!
Ma appena avrò il biglietto di partenza
Io mi presenterò senza tardare
Dove tu sei cogli angeli in presenza,
Al mondo senza Te non voglio stare!
Dante Raso
'Na chjanta de cardune assulicchiava,
tra tante specie d'erve a 'nu spinaru,
Criscia ccu l'acqua sula intra 'na cava
chi cce sbattia ru sule a cielu chiaru.
E nasciu senza aiutu, stu cardune,
L'affari sue faci senza jatare,
Intra sta cava, quasi 'nu vallune,
Nessunu, llà cce jia ppe ru tagliare!...
Ma,eccu, jiennu a caccia, 'nu barune
T'abbista, proprio llà, 'nu gran fagianu,
S'ammira, sbatte e cade a ru cardune
E ru scamacchia tuttu sanu sanu...
Levatuse, l'affrittu, 'nsanguinatu
Ca puru 'u ruviettu e ru cardune
L'avianu tuttuquantu straguisatu
Chiamava ajutu, e curre a ru garzune
Chi era servu a chistu cacciature
E, cumu 'u vide, scacca 'na risata
E disse tuttu chinu de russure:
la faccia aviti tutta raschijata?
- Lu sacciu, rispunniu ru disgraziatu:
Mirai ppe nu fagianu chi scappau,
E catti ppe d'avire attroppicatu
E ri cardune tuttu me rascau...
Dante Raso
Cardune: cardo assulicchiare: prendere il sole
ruviettu: rovo attroppicare: inciampare
rascare: graffiare scamacchiare: schiacciare
'Na parte de lu puorcu è ru prisuttu,
N'atra parte ch'è bbona è puru 'a logna,
e n'atra parte ch'è bbona cchiù de tuttu
è chilla chi tutti chiamanu 'a 'nzogna.
Lassamnu tutt'e cose cumu sunu
e parramu de chillu chi 'nteressa.
Lu puorcu ogni annu se l'ammazza ognunu
e ogni parte sa tutta la stessa.
Mo viegnu iu e dicu, nun è bberu:
- Tu piglia lu prisuttu de la destra
e truovi ca è cchiù tuostu - chistu è bberu.
Lu puorcu "rasca" ccu ra gamma destra
Faciennu, a lu prisuttu, niervi assai;
ccu ra sinistra nun se rasca MAI.
Dante Raso
La donna, si nun ride ha 'na ragiune,
vo dire ca illa tene fauzi i dienti.
Si ride senza nulla suggezzione
Vo dire ca vo vasi cocenti.
Si chiange, pue è tuttu differente;
Vo dire c'hadi tuortu e vo ragiune
E, si 'u maritu è ciucciu veramente,
La vasa, ed finuta la questione.
Dante Raso
Aju vidutu ca quannu unu more
Cce portamu carriate 'e belli juri
E na vota haju vistu, 'iu dicu ancore
'Nu muortu c'annasca a tanti adduri...
Ccu tuttu ch'ha ra vita già 'nchiatrata,
sti juri le fau fare 'na risata...
Si chistu è bberu me dati ragiune
Quannu unu more va a ru campusantu.
"Ppecchì nun puorti 'e rose 'nu chiantune"
Cce 'u chianti supra 'a cascia, e basta tantu!..
Chista pensata è megliu 'e 'na carriata
'E juri supra 'a cascia sutterrata!...
Mo, quannu muoru iu, sugnu filice
Ca li parienti mie sunu pezzente
Ppe mie no' c'è ritrattu intra 'a cornice;
E ppe ru funerale nun c'è nente.
No carriate 'e juri supra 'a fossa,
Nun su' capace de fare 'na mossa!...
Quannu unu è muortu 'un le serve nente;
Su' chiacchjarate 'i juri o cascia 'e lussu.
Quannu si' bbiecchiu va " tenutu mmente"
'mbece mu se stuorticanu 'u mussu...
Ognunu avesse d'essere capace
Mu lassa ppemmu 'u muortu "more" 'mpace!...
Dante Raso
annascare: fiutare
carrata; un carro pieno.
O vajanella, o cuocciu de lupini,
Sempre chi scrivu nun te dicu nente
Ppecchì mo sugnu stufu de la gente
E, specialmente, de li mie vicini.
De quannu te canusciu tu lu sai
Ca t'haju scrittu puru belle cose,
Ca mancu certe littere amuruse
Appattanu le mie chi te mannai...
Ma 'nu pensieru strambu a mie me dice
C'haju de supportare 'nu dulure
Su nun scrivu 'na littera a Filice.
E mo chi scrivu, dicu a Sarvature
Mu scrive a chilli chi le sunu amici
Ca, senza sue notizie su' 'mpelici...
Dante Raso
Ognunu sa chin'edi chista strega;
è 'n'aggelluzzu vacabunnu assai.
Fa l'ova e, dopu, nun fallisce mai;
'e fa cuvare a l'autri, e sinne frega...
Avimu, tra nue autri, tanta gente
chi fau cumu 'u cuculu veramente.
Canusciu, iu, n'amica scustumata
che quannu ha site dice a ra vicina:
. Avissivu acqua frisca stamatina
Ca 'a mia, s'è tutta quanta quadijata?
Se 'ncrisce pemmu vadi a ra funtana
Ppecchì è na vacabunna ed è 'na scarana...
Canusciu, de ssa gente, 'na varcata
chi quasi su' lu stessu d' 'u cuculu,
Ma iu , tra tanti, criju sugnu sulu
Ca le canusciu priestu; a 'na guardata.
Ppe nummu me dilungu cca finisciu
Ca veramente iu puru me RINCRISCIU...
Dante Raso